Si chiamava Niccolò, aveva 7 anni e stava andando a scuola con il papà, in bici. È morto investito da una macchina e ieri, così come oggi e anche domani, è stato organizzata una ‘ciclabile umana’ a cui ho partecipato.








Un cordone di persone ha delimitato la corsia ciclabile, imponendo alle auto in transito nel controviale di rallentare.
Ultimamente mi sono interrogato spesso sull’utilità di manifestare pubblicamente una protesta, un dissenso: ho partecipato a parecchie manifestazioni in passato ma adesso faccio molta fatica. Sono un po’ scorato: guerre, disuguaglianze, clima… A cosa serve una piazza? Nel 2026 ha ancora senso manifestare? Chi ci ascolta?
Però un bambino è morto nella mia città, vicino a me e quindi sì: mi importa. La manifestazione è stata pacifica, non ci sono stati incidenti, siamo stati guardati sia con comprensione che con astio [DEVOANDAREALAVORAREEEEEEE] ma per un momento mi sono di nuovo sentito di far parte di qualcosa, anche se non so di che cosa.
Ci andrò anche domani: per Niccolò e per una città più sicura.

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