Dusty (J. O’ Connor) ha perso la casa e quasi tutto, quando il suo ranch è bruciato per gli incendi della zona. Si ritrova così a vivere in una roulotte-container, in un luogo che accoglie altri sfollati in condizioni analoghe, con i quali lentamente costruirà delle relazioni. Il suo sogno è di rimettersi in piedi, tornare ad avere animali, coltivare la terra: ma i soldi sono pochi e la banca non gli fa credito. Intanto la sua ex compagna Ruby (M. Fahy) lo “costringe” a ricucire un rapporto con la piccola figlia Callie Rose (L. LaTorre).

Max Walker-Silverman scrive e dirige un film delicato, dove succede poco, ma non si può negare il suo fascino malinconico e la vena poetica che lo pervadono. Contribuiscono la fotografia che coglie splendidamente il paesaggio e le musiche, oltre che il cast di interpreti: su tutti il Dusty di Josh O’ Connor, ritratto di un uomo mite e gentile, che la vita mette a dura prova.

E’ la storia di una ricostruzione, prima ancora che materiale, dello spirito. Non a caso il titolo originale è efficace, il sottotitolo italiano (“Come l’acqua per il fuoco”) inutile come quasi sempre. Alla lontana può ricordare, a tratti, “Nomadland”. In ogni caso, un’ora e mezza spesa bene.

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