Stati Uniti, giorni nostri. C’è aria di una terza guerra mondiale imminente. Si incrociano, a distanza, i destini di Margaret (E. Blunt), che fa l’annunciatrice televisiva del meteo e quello di Daniel (J. O’ Connor), specialista in sicurezza informatica. In particolare, l’uomo ha sottratto delle informazioni preziose, che hanno a che fare con la sicurezza nazionale, e per questo la Wardex Corporation gli dà la caccia, guidata da Noah Scanlon (C. Firth). Le vite di Margaret e Daniel sembrano avere almeno un tratto in comune, che ha a che fare con il mondo del sovrannaturale.

Inutile aggiungere altri particolari, il rischio di spoilerare troppo è alto (evitatevi il trailer, magari), in questo 37simo film di Steven Spielberg, probabilmente il cineasta più influente di Hollywood. Diciamo che torna ai temi per lui cari, già affrontati in alcuni titoli della sua filmografia, con una storia per la quale ha scritto il soggetto e affidato la sceneggiatura a David Koepp.

Partiamo dalle questioni positive: tecnicamente il film è fatto molto bene, ma che Spielberg sia bravo, è risaputo e anche il montaggio è funzionale alla narrazione. Fotografia dell’abile Janusz Kaminski, che cominciò con Schindler’s List nel 1993. Musiche del maestro John Williams (classe 1932!), che con Spielberg lavora dal 1974. Cast azzeccato, soprattutto grazie alla prova di Emily Blunt (già notata in “Oppenheimer”). Però.

Però è la storia che fa acqua da tutte le parti: partendo dal principio di sospensione dell’incredulità, necessario per un film del genere, la trama è sgangherata, spesso incomprensibile, a volte venata da una morale religiosa irritante, con un finale didascalico assurdo. Spielberg dimentica che a volte è meglio suggerire, piuttosto che sottolineare fortemente.

Peccato, ma dal mio modestissimo punto di vista, su 2 ore e 20 minuti, la vicenda non funziona. E questo io non riesco proprio a digerirlo, qualunque sia il film. Poi ovvio, non sono un oracolo, e quindi de gustibus

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