(*dai scherzo lo sai che ti amo di un amore tamarro)

Anche io sono andata a vedere L’Odissea di Nolan (come quasi tutti, del resto) e ho un’opinione un po’ diversa da quella del nostro cinefilo preferito, più conciliante e benevola, fatto già di per sé inusuale e dunque degno di essere indagato.

Concordo con Zummone su tutti i lati positivi, concordo con lui anche su Robert Pattinson, che pur di provare a farci dimenticare Twilight, sta prendendo sempre più le sembianze di Elliot Page.

Quel che però lui indica come primo punto di debolezza è, a mio avviso, un punto di forza: i dialoghi hanno un registro moderno, è vero. Ma siamo sicuri che questo sia un difetto? Questa scelta mi pare renda più accessibile l’opera, che troppo spesso ci è stata resa indigesta a scuola da professori che non sono riusciti a farci capire cosa stavamo imparando, svogliatamente, a memoria.

Rendere contemporanea la narrazione, riadattarla al presente è, in fondo, quel che è stato fatto per secoli con la tradizione orale, finché non è stato deciso che la versione sui libri di scuola fosse quella definitiva, e gli altri dovessero adeguarsi a lei.  Non per niente Nolan ha messo Travis Scott nei panni del cantore.

Anche sull’emozionarsi poco, avrei da ridire. Ma mi rendo conto che la mia esperienza sia stata fortemente influenzata dalla compagnia: erano con me al cinema due vispe dodicenni fresche fresche di prima media e studio dell’epica, appassionate di mitologia, una delle quali anche vestita a tema antica Grecia (io purtroppo arrivavo dal lavoro, altrimenti non avrei perso occasione).

Vedere l’emozione sui loro volti, senza filtri o sovrastrutture, è stata un’esperienza nell’esperienza: terrore e mani che coprono gli occhi durante la scena di Polifemo, inquietudine durante la scena di Circe (paura giammai, sapevano perfettamente che sarebbe finita bene, ci hanno tenuto a specificare), tristezza e angoscia alla caduta di Troia. Infine, meravigliosa, l’esultanza all’arrivo di Ulisse sull’isola, suggellata da un entusiasta “Batti cinque!!! Ulisse è a Itaca!”.

Sul finale, invece, ha ragione Zummone. Punto.

In conclusione, comprendo tutte le critiche fatte a questo film: la svolta buonista, la reinterpretazione palese di alcuni episodi e la mancanza di altri passaggi (per me l’imperdonabile assenza della parte di Nessuno nella scena di Polifemo), ma mi permetto un’ultima considerazione. Il pubblico a cui è dedicato questo film, forse, non siamo noi, abitanti del sud Europa, che abbiamo studiato in mille forme diverse questa opera sin dall’infanzia, che abbiamo trascorso ore della nostra gioventù a sviscerarne caratteristiche e paradossi, imparando nostro malgrado la complessità di interpretazioni e traduzioni, anche dell’animo umano. 

È un bene? O forse un male? Non ho la risposta e, anche se ce l’avessi, forse non sarebbe così rilevante.

CC BY-NC-ND 4.0 Contro-recensione de “L’Odissea” in risposta a ZummoneNoiosone* by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.