La storia la conosciamo tutti, dai tempi della scuola. Ulisse (M. Damon), re di Itaca, manca dalla sua isola da quasi vent’anni. Partì per la guerra di Troia, finita ormai da molti anni. In patria, la moglie Penelope (A. Hathaway) aspetta il suo ritorno, come anche il figlio Telemaco (T. Holland): la donna è assediata da una serie di pretendenti che vorrebbero sposarla, tra cui Antinoo (R. Pattinson); il ragazzo invece praticamente non ha mai conosciuto suo padre.

Intanto Ulisse, nel cercare di tornare in patria, si imbarca con altri suoi soldati in un viaggio avventuroso e pieno di insidie: tutti noi, anche solo per il nome o qualche reminiscenza lontana, ricordiamo le sirene, la maga Circe, Calypso, Polifemo, Scilla e Cariddi. Contemporaneamente, la narrazione ci mostra Telemaco che parte in cerca del padre, mentre Penelope si strugge sperando nel ritorno dell’amato.

Christopher Nolan (quello della trilogia di Batman, di “Interstellar”, di “Oppenheimer“, per citarne alcuni) ha fatto una scelta coraggiosa, azzardata, molto ambiziosa: portare in scena uno dei poemi epici più celebri della Grecia antica, attribuito alla penna di Omero.

Ne esce un film di 2 ore e 50, altamente spettacolare e dal ritmo incalzante (su tutte la sequenza della presa di Troia), dove emerge tutta la perizia del regista nelle scene di azione, anche grazie al supporto tecnico della fotografia, il montaggio, le musiche. Anche il cast funziona bene: a partire dai due protagonisti (male invece Pattinson, tanto per cambiare), ma sono da citare anche in ruoli minori almeno Samantha Morton, Zendaya, John Leguizamo, Charlize Theron.

E adesso le note dolenti, che per il mio modestissimo avviso, sono tre, se non altro le più evidenti. In primis, i dialoghi del film sono fatti da troppe espressioni moderne, ora nessuno si aspettava i versi poetici, ma così stona. In secondo luogo, ci si emoziona poco e per un film di quasi 3 ore, ispirato all’epica antica questo è un grande limite. E in ultima analisi, la parte finale è al limite del ridicolo: sembra un cocktail tra “Kill Bill” e “Il signore degli anelli”.

Qualcuno dirà, ma è Nolan, è Hollywood, è il cinema americano, bellezza! (semicit.). Tutto vero, ma infatti è solo la mia personale e spassionata opinione, che però non mi fa gridare al capolavoro, nè al gran film. Se poi siete appassionati delle questioni tecniche, a partire dal formato con cui Nolan ha girato, se ne sta parlando molto, trovate qui molte curiosità per il Post, che si è assai dedicato ad analizzare il film e la sua realizzazione.

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