Fino a che punto si può spingere la ricerca di significato? È la domanda che si pongono gli studenti della classe 7aA di Tæring, cittadina danese della fine degli anni ’90, quando il loro compagno Pierre Anthon (tredicenne) sale sul susino vicino alla scuola, rifiutandosi di scendere.
Al rientro dalle vacanze estive, Pierre Anthon vive un’improvvisa crisi esistenziale e nichilista, tanto da rifiutare la routine quotidiana e isolarsi, deridendo i suoi compagni che continuano a frequentare le lezioni.
Davanti alle sue ferree convinzioni, i ragazzi escogitano un piano per dimostrare all’amico che un significato dell’esistenza invece c’è e può racchiudersi in un oggetto diverso per ognuno di loro.
Uno per volta, in una catena sempre più macabra e ingestibile, gli adolescenti compongono una “Catasta del significato” in una vecchia segheria abbandonata. Sono lontani dagli occhi degli adulti, ma anche via via più lontani da qualsiasi freno o controllo della situazione.

Non immaginatevi un pesante romanzo esistenziale. La storia (120 pagine appena, edita oggi da Feltrinelli) è raccontata da Agnes, che di quel gruppo è componente e narratrice, con gli occhi e le parole di una ragazzina presa nel vortice della missione.
Proprio lo stile semplice e scevro di ogni giudizio crea un’atmosfera agghiacciante perché sembra che parole e fatti non possano avere punti di contatto. Invece tutto si tiene, tutto appare credibile e incredibile allo stesso tempo, fino alla conclusione che ci fa chiedere dove sia l’umanità e… il significato.

Bonus tracks
Pubblicato in Danimarca da Janne Teller nel 2000, mi ha richiamato alla mente altri tre titoli con storie simili. Rapidamente:

  • Il signore delle mosche, William Golding, 1954: un gruppo di ragazzini inglesi rimane bloccato su un’isola deserta e lì cerca di darsi delle regole e una struttura gerarchica. Non mi aveva convinta per il lessico e i comportamenti, associabili più a degli adulti che non a dei ragazzi-bambini.
  • Dei bambini non si sa niente, Simona Vinci: un’estate, un gruppo di adolescenti senza regole e dei giochi proibiti sempre più estremi. Pubblicato nel 1997 mi fa chiedere se Niente ne abbia tratto spunto. Li accomuna la giovane età dei protagonisti e il distacco dalla realtà terribile di quello che compiono.
  • Un gioco da bambini, J. G. Ballard, 1988: un librino ambientato fuori Londra in un quartiere per ricchi in cui tutto è perfetto e forse l’unica via di fuga è la follia. L’indagine sul massacro di trentadue adulti i cui tredici figli scompaiono. La risoluzione del caso, che nessuno vuole accettare. Anche qui, linguaggio semplice con momenti di ironia nonostante i fatti terribili.

Passo e chiudo, buone letture estive!

CC BY-NC-ND 4.0 Niente – Janne Teller by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.