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Il giusto grado di indifferenza

Ogni volta che si deve […] votare per qualcosa, una buona parte della mia bolla social si scatena con selfie + scheda elettorale, per dire che

IL VOTO È UN DIRITTO DOVERE

SE NON VOTI NON HAI DIRITTO ALLA LAMENTELA

I NOSTRI PADRI/NONNI/BISNONNI HANNO DATO LA VITA PER IL DIRITTO AL VOTO

E via così, fino a 5 minuti dalla chiusura delle urne.

È un rito di passaggio per chiunque nutra un qualche interesse nelle questioni politiche del nostro paese: una liturgia social per la quale Zuckerberg dovrebbe essere imputato e processato per direttissima.

Vorrei fossimo d’accordo almeno su una cosa: questa attività non serve. Nel senso che chi ha deciso di non votare [posto sapesse che si votava] non si farà convincere dal selfie + scheda elettorale. Perché farlo quindi? Per sé stessi.

Ora, se si entra nel merito si possono facilmente capire almeno due cose:

  • I quesiti referendari erano troppo tecnici, mal spiegati dai media [a parte qualche rarissima eccezione] e totalmente depotenziati dalla decisione della Corte Costituzionale che ha giudicato inammissibili i quesiti su Cannabis e Eutanasia. In più, la riforma della Giustizia avrebbe comunque cancellato alcune norme previste nei referendum.
  • Tantissime persone sono stanche, demotivate e del tutto indifferenti alle questioni politiche.

Sul primo punto: ce ne facciamo una ragione? Oltre a dire che i referendum così come sono strutturati non funzionano più, facciamo qualcosa di concreto per modificarli?

Il secondo punto è quello che spiega meglio la mancata affluenza al voto. L’indifferenza.

Le persone non sono neanche più arrabbiate: pochi anni fa i 5 stelle hanno raccolto la rabbia e l’hanno trasformata in un consenso straordinario per poi buttare tutto alle ortiche. La classe politica di questo ultimo decennio è la più scarsa e irrilevante mai vista e l’Italia galleggia tra una crisi e l’altra senza avere il coraggio reale di cambiare.

Invece di postare selfie con la scheda elettorale, sarebbe meglio tornare a studiare, ma non sui libri di Berlinguer o di Bobbio: su libri nuovi scritti da persone nuove che hanno un contatto stretto con la realtà e i tempi in cui viviamo. Se si vuole mettere in campo una politica efficace che vada oltre le parole e i grandi orizzonti c’è un sacco di spazio e molte giovani menti sono lì fuori pronte, preparate, entusiaste.

Se Berliguer nascesse oggi e volesse fare politica senza tenere conto dei milioni di persone che vivono su Instagram e Tik Tok farebbe molta, ma molta più fatica a farsi ascoltare.

CC BY-NC-ND 4.0 Il giusto grado di indifferenza by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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