Rapito

Nel 1858 a Bologna Edgardo Mortara viene portato via dalla famiglia, quando ha meno di 7 anni. Lo ha deciso PierGaetano Feletti (F. Gifuni), inquisitore, perchè il bambino, seppur ebreo, è stato battezzato cattolicamente. Edgardo sarà condotto a Roma anche per volere del Papa Pio IX (P. Pierobon), dove gli verrà impartita un’educazione cristiana, instradandolo a prendere i voti. I genitori del piccolo, Salomone (F. R. Alesi) e Marianna (B. Ronchi), cercheranno in ogni modo di riaverlo a casa, affidandosi alla giustizia e anche a metodi meno legali. Intanto la storia farà il giro d’Europa, arrivando anche oltre oceano. La narrazione prosegue per alcuni decenni, passando per la presa di Roma da parte dei Savoia (1870) e la morte del Papa (1878), fino a quella della madre Marianna nel 1895.

Ispirato a una vicenda realmente accaduta, il film di Marco Bellocchio (che firma la sceneggiatura con altri tre autori, tra cui Edoardo Albinati) è un racconto inquietante, dalla forte carica emotiva, come sempre splendidamente accompagnato dalle musiche. Fotografia e montaggio di grande efficacia, ma soprattutto una squadra di interpreti di eccezione. Oltre a Gifuni, Pierobon, Ronchi, Alesi, ma anche Filippo Timi e Paolo Calabresi, la menzione speciale va ai due attori che interpretano Edgardo bambino e adulto: Enea Sala e Leonardo Maltese.

La dimensione onirica, come sempre nei film di Bellocchio, ha la sua importanza. Dopo Buscetta e il sequestro Moro, un altro spaccato di storia italiana.

Non è un ritratto lusinghiero della Chiesa di allora, ma del resto fu una questione di rara violenza e vigliaccheria.

In concorso al Festival di Cannes 2023, nelle sale da giovedì scorso. Imperdibile.

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