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Parigi e quello che mi aspetto

E’ tutto ancora molto confuso e non voglio contribuire ad accrescere il miscuglio di urla, paura, sangue, dichiarazioni improvvide e impazzimento dei social [che eccezion fatta per Twitter si sono dimostrati per quel che sono in questi casi] che ha fatto da cornice alla mattanza di Parigi.

Ho letto di tutto, fatto pochi commenti, pensato molto e cercato in modo goffo di consolare mia figlia che, così come tutti i suoi coetanei, al momento ha solo un grande punto interrogativo stampato in faccia.

Così, al netto dei soliti sciacalli che stanno tentando di prendersi la scena mediatica, solo una cosa mi ha davvero infastidito durante questa lunga notte che ha visto Parigi violentata, calpestata e alla fine abbandonata come uno straccio dai terroristi, ed è stata pronunciata da più di un politico:

Senza parole di fronte a questa tragedia

Eh beh, no.

Io, Pierluigi Ubezio, posso permettermi di rimanere senza parole mentre alle due del mattino guardo gente appesa alle finestre che piange disperata.

Mia figlia, mia moglie, i miei amici, possono dire di essere senza parole.

Voi che sedete tra i banchi dei vari Parlamenti, voi Ministri, Voi alti Rappresentanti alle Nazione Unite, voi no.

Io mi aspetto che di parole ne facciate, e ne facciate tante. Mi aspetto che vi chiudiate nelle vostre stanze e che non ne usciate fino a quando tutte le parole non tracceranno una linea politica, e quindi un’azione.

Io da Parigi mi aspetto questo, al di là delle celebrazioni, delle veglie, dei cortei e degli slogan.

Voglio che parliate, e credo lo vogliano tutti quelli che invece di parole non ne hanno.

CC BY-NC-ND 4.0 Parigi e quello che mi aspetto by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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