Parigi, 2018. A una manifestazione dei gilet gialli, un ragazzo rimane ferito da un proiettile di gomma, che lo colpisce alla testa. C’è un’indagine disciplinare interna agli apparati di sicurezza e ad occuparsene c’è Stéphanie Bertrand (L. Drucker). Con meticolosa precisione e pazienza, la donna ricostruisce i fatti, anche grazie a immagini di telecamere di video-sorveglianza, individuando cinque agenti responsabili. Ovviamente questi ultimi cercano dapprima di negare, per poi minimizzare l’accaduto. Ma c’è una persona che ha visto e anche un video girato con un telefonino. E’ sufficiente a incastrarli? Epilogo amarissimo.

Dominik Moll dirige e co-sceneggia un film ispirato a una storia vera. Inutile girarci attorno, è una storia che fa arrabbiare e parecchio. Stéphanie che vorrebbe solo arrivare alla verità, individuando i colpevoli, finisce per apparire agli occhi dei colleghi come una traditrice, che fa il gioco dei violenti e dei criminali, screditando le forze dell’ordine.

Splendido ritratto femminile, incarnato con intensità da Léa Drucker, che si è meritata un premio Cesar, il più alto riconoscimento del cinema francese. Purtroppo la vicenda raccontata non può non far pensare ad altri casi, anche più gravi, avvenuti in Italia, dove la violenza di chi indossa una divisa e dovrebbe proteggere i cittadini è stata coperta dall’omertà e la vigliaccheria.

Tutto il mondo è paese, come si dice, ma è una magra consolazione.

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