Volevo raccontarti, che, nonostante tutto, noi stasera abbiamo ballato lo stesso. Nonostante le strade sbarrate, i blindati ad ogni angolo, la polizia con i caschi antisommossa.

Abbiamo sopportato il traffico, i disagi e parcheggiato a fatica. Abbiamo sgomitato tra agenti in divisa e in borghese, trascinando le nostre borse pesanti dal contenuto misterioso e tintinnante. Abbiamo implorato i vigili di farci passare, perché eravamo in ritardo, e loro, un po’ stupiti, hanno acconsentito, scrutando con curiosità questa armata brancaleone di donne di ogni età, forma e carattere, che sorridenti ma decisamente persistenti, non hanno ceduto davanti all’ingente spiegamento di forze dell’ordine.

Abbiamo danzato la nostra danza, corale, egualitaria ed inclusiva, a piedi scalzi sul parquet un po’ consumato dell’associazione culturale rumena che ci ospita da anni. Abbiamo indossato gonne pakistane, gioielli afgani e suonato cimbali egiziani. I nostri passi hanno ballato a tempo di ritmi indiani, celtici, africani, andalusi.

Non siamo perfette né in tecnica né in stile, ma a pochi metri da te, abbiamo espresso con gioia quanto di più lontano possa esserci da quel che declami.

Siamo qui, siamo libere, siamo la tua nemesi.

(Inoltre abbiamo una coreografia da finire, nessuno può fermarci)

CC BY-NC-ND 4.0 Caro Roberto [Vannacci], by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.