Essere adulti è complicato, molto più complicato di quanto ci immaginavamo da bambini. Lavoro, bollette, famiglia, libri, auto, viaggi, fogli di giornale… piccole grandi impegni inderogabili che ci occupano le giornate. E se dare la giusta priorità alle persone che amiamo sembra facile in teoria, imparare a proprie spese che la realtà, nei fatti, è molto diversa, lascia un sapore amaro in bocca.
I “ma quando ci prendiamo un caffè?” e i “dai vediamoci presto!” sono pregni di buone intenzioni che però impattano frontalmente con le agende sovraffollate e conflittuali e traiettorie geografiche inconciliabili. Trovare tempi e luoghi è complesso, faticoso e spesso il compromesso è insoddisfacente, abbastanza da farci ricordare quanto si sta bene assieme ma al contempo anche per farci capire che sia davvero troppo poco.
Tutto questo per dire che, al contrario dei più, ho scoperto di amare follemente i messaggi vocali. Sembrano due questioni non correlate, ma seguitemi nel ragionamento.
Il vocale lungo è la quadratura del cerchio, davvero: coniuga la passione per i podcast al voler essere aggiornata sulla vita dei miei amici. E non parlo di messaggi vocali brevi, no! Io non vedo l’ora di ricevere aggiornamenti di svariati minuti, dai contenuti che spaziano tra il rapido resoconto su un evento e l’analisi profonda e libera sul senso della vita.
Gestire la comunicazione con messaggi vocali è forse meno immediato e diretto di una telefonata, ma è meno vincolante ed ansiogeno e consente di ascoltare come e quando si riesce. E per chi come me ha un lavoro solitario e fatto di lunghi tragitti in auto, tiene anche molta compagnia. In fondo, è come ascoltare la radio, con la differenza che a parlare è Zummone, che ti racconta la sua avventurosa giornata.
Certo, la qualità dell’audio del messaggio vocale inviato dalla rotonda di piazza Baldissera non è esattamente quello di Francesco Costa chiuso in studio di registrazione, ma volete mettere il colpo di scena dell’insulto estemporaneo scappato mentre si attraversa la strada, durante una riflessione accorata sulla situazione geopolitica attuale? (Le vedi ‘ste strisce o sei cieco?? C****e!)
O il rumore di stoviglie nel mezzo di una filippica su una questione seccante al lavoro? (scusa, mi è caduto il telefono nel lavandino).
O ancora le interruzioni dovute a terze persone, siano essi infanti o adulti sconosciuti? (sputa subito quella moneta! vs No signora, non so dove sia il bagno).
A molti farà inorridire l’idea di ricevere e dover ascoltare un vocale di più di 7 minuti. Io invece, onestamente, gioisco. Forse sono molto fortunata e le persone che mi assecondano in questa follia non mi hanno mai portato a cambiare opinione in merito.
Sarebbe meglio vedersi di fronte a un aperitivo? Certamente.
Ma nel frattempo? Facciamo di necessità virtù, raccontiamoci la vita, e cerchiamo di rimanere uniti come possiamo, nonostante impegni e distanza.
Il mio podcast preferito (dopo Collateralmente) by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.



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