Esistono vari approcci al Salone del Libro di Torino, quello da intellettuali, quello da appassionati, quello da cecchini dell’autografo. Tutti con pari dignità ai miei occhi, ci mancherebbe.
Esiste anche l’approccio, più che comprensibile, di chi dice “chi me lo fa fare?” in considerazione dello sbattone dovuto a code/folla/biglietto d’ingresso che non compensa i pochi sconti sui libri esposti.
Infine, esiste l’ormai collaudato approccio della sottoscritta e della sua cumpa di sciagurate che ormai da anni coglie l’occasione del Salone, trasformandola in un appuntamento fisso.
Arriva metà Maggio e con esso i compleanni di alcune di noi (per precisione il 66% delle partecipanti), le prime avvisaglie di allergia e, qualsiasi cosa accada, ci si vede al Salone il pomeriggio del Lunedì.
Lunedì, credetemi, giorno perfetto.
La folla inizia a scemare e gli espositori hanno un’aria sempre più rilassata e incline al cazzeggio, fatta di quel misto di stanchezza da fine fiera e sollievo da luce alla fine del tunnel. Si percepisce già ai controlli all’ingresso, quando gli addetti alla sicurezza decidono che quest’anno si deve puzzare, e quindi sequestrano tutti i deodoranti. Ma non solo, anche lacche per capelli e altre meraviglie, ivi compreso un barattolo di maionese da mezzo chilo, intonso (vedi iconografia allegata).
Anche all’accoglienza si apprezza il clima disteso, la ridarola di hostess e steward che nemmeno reagiscono più ai commenti piccati riguardo alla cartina del salone a 1 euro.
“Ma chi vuoi che la compri?” mi chiedo, proprio nel momento stesso in cui una delle mie socie estrae dalla borsa la sua copia. Appuntata. Con tanto di percorso da seguire e lista di case editrici da visitare. Mi chiedo, a questo punto, se in quella borsa non nasconda anche della maionese (spoiler: no).
Inutile dire che il tentativo di dare un minimo di struttura alla vista è tanto lodevole quanto sprecato, visto che finiamo sempre per perderci tra gli stand e tra i mille discorsi iniziati e mai conclusi di chi si vede troppo poco. Tuttavia, tappa fissa e inderogabile, rimane sempre quella di Voland, una casa editrice del cuore che ormai ci ha adottato suo malgrado e che tollera le nostre invasioni dando consigli di lettura e di vita che non deludono mai.
Alla fine, come tutte le belle cose, finisce anche il giro al Salone, di solito con il mal di schiena da troppi libri acquistati, la consapevolezza che bisognerà ritagliarsi con ferocia lo spazio fisico e mentale per leggerli, e, ovviamente, un paio di inutili borsine di stoffa da radical chic, nonostante avessimo giurato di averne già abbastanza a casa.
Rimane quest’anno, il pensiero fisso, che mi tarla l’anima.
Ma perché la maionese? PERCHÈ?
Amic* della maionese, se ci leggi, ti prego, facci sapere. Cosa dovevi farci? E perchè l’avevi con te? Dimenticanza o precisa volontà? Ma mezzo chilo?
La gente vuole sapere.
La gente sono io.
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![Caro Roberto [Vannacci],](https://collateralmente.it/wp-content/uploads/2026/05/WhatsApp-Image-2026-05-13-at-15.57.33-e1778680727976.jpeg)

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