Casale, una delle quattro sorelle del Quadrilatero del calcio piemontese, insieme a Pro Vercelli, Alessandria e Novara, è stata teatro di una tre giorni davvero particolare.

Sembrava di essere piombati, come nel film ‘Ritorno al futuro’, all’epoca leggendaria del calcio dei pionieri. Nei locali messi a disposizione da Augusto Racca della “Krumineria Corino”, le pagine di storie del football sono state analizzate fino al più minuzioso dei dettagli da veri e propri appassionati: giornalisti, collezionisti, storici, tifosi in una tre giorni senza un attimo di pausa, un viaggio nella memoria.

Particolari davvero sorprendenti nel 2026; per esempio entrando nel negozio dei biscotti più noti di Casale, dopo averne assaggiato uno e sorseggiato un caffè, si scende una stretta scala e si apre un mondo, quello dei nerostellati, con cimeli, maglie, trofei, ritagli di giornale che raccontano gli oltre cento anni del sodalizio e l’epica delle conquiste del campionato 1913-14 in una doppia finale da leggenda contro la Lazio, 7-1 all’andata e 2-0 a Roma per i Cinghiali casalesi.

Gli autori di volumi enciclopedici hanno portato alla luce in un flusso continuo tesori nascosti, temi, personaggi, volti, situazioni, risultati di un mondo che appare lontanissimo da quello odierno. Sono gli anni del calcio di provincia del primo campionato giocato in un fine settimana in piazza d’Armi a Torino con tre squadre torinesi e il Genoa, con i rossoblù a contendere fino al 1930 il dominio dei titoli nell’albo d’oro dei campionati ai leoni della bianche Casacche vercellesi. Sì certo, esistevano già la Juventus, nata sui banchi del D’Azeglio, il Milan e poi l’Inter, ancora prima la Lazio ma per trent’anni la partita di cartello era Genoa-Pro Vercelli, dal 1898 al 1930 15 campionati vinti (9 per i Grifoni e 7 per i bianchi).

Bisogna rendere merito e onore agli organizzatori Antonio Priore, barese, una passione sconfinata per il calcio dei pionieri, con lui Alfredo Granato e l’alessandrino Alberto Ravetti. Il calcio e i suoi strumenti: singolare il racconto dell’evoluzione dei palloni. Il calcio e la guerra, la politica, il fascismo. La trasformazione dal dilettantismo puro al primo professionismo. Lo scudetto 1922, davvero particolare dopo la scissione del 1921, con la vittoria della Novese tra i piccoli club e della Pro Vercelli tra i grandi e poi l’arrivo delle metropoli con i patron e i padroni del vapore, prima fra tutti la famiglia Agnelli che nel 1923 diventa proprietaria della Juventus.

Le storie di studenti e lavoratori, le scazzottate sulle tribune tra tifoserie rappresentate da signori in giacca e cravatta, le trasferte in bicicletta, le scuole calcio autoctone come Casale e Vercelli, e il mix tra il territorio mandrogno e i maestri inglesi, che avevano già fatto scuola a Genova e ad Alessandria, la fabbrica dei giovani campioni di Milan e Inter a Novara. Ma poi anche lo sport al Sud, la Fortitudo Roma che diventerà As. Roma solo nel 1926, anno di nascita anche del Napoli; l’aquila laziale invece è già viva e volante dal 1900, e poi le trasferte in Sudamerica di Genoa e Pro Vercelli e del primo Torino. Non è un caso che il Boca Juniors di Bueno Aires sia la squadra degli Xeneixi e il Penarol di Montevideo abbia chiare radici nella località di Pinerolo.

Ci sarebbero storie da raccontare a sfinimento. Sarebbe importante che occasioni come queste non siamo sporadiche e solo a vantaggio degli esperti ma che vengano raccontate nelle scuole calcio, per capire cosa davvero rappresentano quelle maglie. In altri paese europei e non solo accade, in Inghilterra in modo diffuso, da noi molto meno ed è una grave lacuna.

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