Dire a una donna cosa fare della propria vita e ancor più come vestirsi è inutile e controproducente, lo sanno praticamente tutti, anche se a volte ci provano comunque (Ciao Antony!).

A meno che, a dirci di vestirsi di bianco con tocchi di argento e baby blue, non siano i Backstreet Boys.


Loro possono.

Noi donne millennial abbiamo ascoltato, accorrendo a Düsseldorf per la loro residency “The Millennium Homecoming”: dieci date in tredici giorni e più di 400 mila biglietti venduti.

Che l’atmosfera fosse frizzantina lo abbiamo capito ancora in Italia, all’alba delle 6, quando era evidente che quasi tutto l’aereo per la città tedesca fosse composto da donne dirette al concerto. Nel silenzio assonnato del gate una coraggiosa azzarda un richiamo (Everyboooody) cui anche le più assonnate e timide rispondono (yeeee-eeeeah) e, grazie a lei, cade qualsiasi pretesa di essere lì per motivi diversi dal concerto di una boyband.

Düsseldorf ci accoglie con la stessa aria esausta ma felice delle decine e decine di ex-adolescenti ora 40-50enni che vagano a piccoli gruppi per le strade in cerca di un bar aperto la domenica mattina (spoiler: pochi). Con il trascorrere delle ore il friccicore diventa palpabile. Nei locali lungo il fiume si canta e si festeggia, chi è già stata al concerto si congratula con chi sta per partecipare, in un crescendo di entusiasmo che culmina alla Merkur Arena, dove l’abuso di glitter sui nostri volti è massiccio e assolutamente consapevole.

I maschi presenti sono pochi e dall’aria dimessa, un po’ storditi da questa folla festosa e totalmente indifferente alla loro presenza.

Insomma, è tutto stupendo.

Lo spettacolo inizia e lo stadio esplode. I Backstreet Boys si esibiscono in uno show che non pretende di essere nulla di diverso da ciò cui avremmo voluto assistere 30 anni fa ma che non potevamo permetterci per ragioni logistiche ed economiche.
Le canzoni sono i classiconi di cui ricordiamo le parole a memoria, alcune con testi che oggi additeremmo come problematiche red flag, ma che cantiamo lo stesso. Le grafiche sono degne dei peggiori migliori Buongiornissimo, i costumi sono stupendamente e inutilmente pieni di ganci e i balletti, ommioddio, i balletti! Non manca un po’ di fuoco, il minimo sindacale ormai imprescindibile anche nei concerti della proloco.

Sarà nostalgia, saranno le 6 ore dormite nelle ultime 48, la dieta esclusivamente a base di spritz e pretzel, o tutti questi estrogeni chiusi in un’arena, ma durante Incomplete ci coglie un’emozione inattesa. Piangiamo tutte come delle cretine. Stupefatte ma non imbarazzate, forse con un cenno di preoccupazione per l’incolumita del make-up.
Lo spettacolo termina con effetti pirotecnici ma senza saluti sbrodolati e rientriamo in centro città in un serpentone chiassoso e ordinato, che fende allegro la notte tedesca, emanando un senso di sicurezza molto gradevole cui purtroppo non siamo abituate.

A conclusione di questo resoconto, senza ulteriori indugi, condividiamo le nostre* impressioni sui cinque beniamini, alla luce dei trent’anni trascorsi e delle consapevolezze acquisite nel frattempo:

[*NB: giudizio collettivo elaborato sulla lunga (7km) via di rientro in albergo dal gruppo di cinque millennial denominato “Backstreet Boys & Perimenopausa”, frutto di profonde e accorate riflessioni condivise e per tanto insindacabili]

  • Brian: immutato sorriso da simpatica canaglia ma alto rischio di uomo con sindrome da Peter Pan. Punti bonus per i bicipiti.
  • AJ: tamarro inveterato e per questo meraviglioso. In bocca un sacco di denti bianchissimi (forse pure troppi) che contrastano con i baffoni neri tinti. Non ci ricordavamo cantasse così tanto!
  • Nick: i segni del tempo che appesantiscono il suo sguardo sono quasi rassicuranti rispetto ai volti sospettosamente spianati dei colleghi. Emana vibes da padre di famiglia in serata di libera uscita con gli amici del padel.
  • Howie: si è sostanzialmente trasformato in un predicatore televisivo e passa il tempo sul palco alternando un passo di salsa a un segno della croce. Sì: avete letto bene.
  • Kevin: è così stupendamente stirato in volto che sembra non riesca più a chiudere gli occhi. I suoi costumi denotano quello che all’epoca non avevamo colto: Kevin è la queen della band.

Per concludere, visto che è facile trovare online foto bellissime e professionali dell’evento, in omaggio per voi e solo per voi, un piccolo reportage di foto brutte fatte dalla piccionaia, di quelle che occupano troppo spazio in memoria ma che sono impossibili da eliminare.

Auf Wiedersehen!

[Questo pezzo è AI free]


CC BY-NC-ND 4.0 C’è una macchina del tempo a Düsseldorf by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.