Egomarket

Loretta colpisce ancora. E la tocca piano, diciamo.


Qualche giorno fa su Facebook mi appare una sponsorizzazione di un libro auto pubblicato da una tizia X, che come didascalia aveva messo: “Ho scritto questa storia di violenza per sensibilizzare le persone”.

Le palle degli occhi mi sono roteate entrambe nell’ottava dimensione.

Basta, vi prego, con questa parola. Basta, vi prego, con questo atteggiamento fasullo, ma forse addirittura falso.

Perché non ammettere che hai scritto un romanzo perché vuoi venderlo e diventare famosa? La sponsorizzazione su Facebook l’hai pagata per sensibilizzare degli estranei?

Questi buonismi mi indispongono come poco altro, soprattutto se strumentalizzano situazioni delicate.

La gente non sa più in che modo manifestare il suo ego. Siccome i social sono pieni rasi dell’ego di miliardi di utenti, va trovato un altro metodo per attirare l’attenzione, e perché non puntare sulla sensibilizzazione?

Perché questo mondo è brutto, anaffettivo, violento, indifferente a chi non è privilegiato, e abbiamo tutti quanti bisogno proprio di TE per essere sensibilizzati, altrimenti rimarremmo delle brutte persone.

La seconda cosa che mi indispone è che in onore dell’ego le persone arrivano a credere a quello che dicono, persino di essere il “sensibilizzatore de noantri”.

Non c’è più riflessione, autoanalisi, si fa tutto per proiettarlo all’esterno.

Qualcuno dirà che non si può generalizzare, che alcune persone hanno sul serio intenzioni nobili.

Sapete che cosa vi dico? Che facciano azioni di sensibilizzazione senza porsi come protagonisti.

Tutto il resto si chiama marketing.

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