Appello agli intellettuali: domani lasciateci grufolare

Per molti anni ho perso totalmente l’interesse per il calcio [ne ho parlato proprio qui dentro] che però poi, più o meno tre annetti fa, mi ha riacchiappato.

Il perché mi è ignoto, ma sono tornato a tifare [Milan, sempre, comunque. Toro con un pezzo di cuore legato alla mia mamma] e in generale a interessarmi del gioco. Punto.

Domani la nazionale affronterà l’Inghilterra nella finale degli Europei, e leggo cose strabilianti da parte di persone che in teoria dovrebbero ben capire cosa sta succedendo. Sì, perché il calcio c’entra fino a un certo punto, e comunque poco. Un anno e mezzo chiusi in casa, terrorizzati da media che ci hanno trascinato in uno spettacolo da grand guignol accompagnati da virologi, medici, infettivologi all’interno di ospedali, obitori, cimiteri… Un anno e mezzo di paura, di restrizioni, di angoscia per il futuro.

Non ne siamo usciti migliori, forse non ne siamo nemmeno usciti e chissà se mai lo faremo, ma quello che trovo singolare è questo sopracciglio alzato, questo disprezzo per chi ha voglia di fermare tutto questo schifo che ha governato le nostre vite per un anno e mezzo e trovarsi con gli amici a soffrire, ridere, imprecare, esultare, arrabbiarsi per quel gioco. Che non è chic come il tennis [a proposito: forza Berrettini!], che non fa fine, che rasenta il trash per alcuni aspetti ma che, porca miseria, è una delle poche cose che ci tiene uniti per 90 dannati minuti.

Sì: comanda il soldo, sì: sono 22 miliardari, sì, sì, va bene.

Non ne vedete il fascino? Preferite l’ippica, il teatro sperimentale, ‘un buon libro’, l’etica nicomachea, il giardinaggio? Lo dico a nome di tutti i poveracci come me che domani sera saranno con gli amici davanti alla tv con una birra [una birra, non un Moscow Mule curato nel dettaglio: una birraccia] in mano: è solo più una sera.

Lasciateci nella nostra ignoranza, che poi da lunedì torneremo nel nostro angolo pieni di invidia per la vostra sapienza, per la vostra competenza su Strehler, per i vostri milioni di libri letti [mi chiedo a cosa serva tutta questa lettura se non riesce a fare fiorire un po’ di umana empatia], per l’orecchio assoluto con cui ascoltate Coltrane.

Fino a lunedì mattina però lasciateci grufolare in pace su quel campo verde con la birra, gli amici e il futbàl, e se possibile non rompete le palle.

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