È uno di quei periodi che posso definire ‘un po’ così‘: non ben definiti, vagamente noiosi con qualche accenno di preoccupazione legato ai tempi bizzarri in cui siamo costretti a vivere. È uno di quei periodi in cui è bene cambiare qualcosa.
Solitamente quando si cambia qualcosa si sostituisce una cosa vecchia con una nuova. Io ho deciso di togliere. Leggendo e ascoltando montagne di contenuti, mi sono imbattuto più volte nella questione della ‘performance’: dobbiamo essere performativi sempre ed a ogni costo, qualunque cosa facciamo, compreso il sonno ormai. Io ci sono cascato in pieno, soprattutto dal post covid: Apple watch prima, poi braccialetto Xiaomi fit tracker [nel frattempo ho abbandonato con grande soddisfazione il cosiddetto ecosistema Apple], quindi Strava e l’app della palestra, più un’app che consente di indicizzare le abitudini quotidiane. E, per la meditazione, Meditopia.
Tutta roba bella e utile che, se utilizzata nel modo corretto, aiuta a tenere traccia della propria salute fisica e mentale. Evidentemente non la utilizzavo nel modo migliore.
Perchè oddio mancano 267 passi per chiudere il cerchio dei passi, oddio ho dormito solo 6 ore e 21 minuti, e il sonno rem e quello profondo sono insufficienti, oddio oggi non ho meditato e Meditopia mi interrompe la serie positiva che era intatta da 163 giorni, oddio non ho segnato su Lifesum la cena di ieri…
Ne parla qui in modo un po’ più laterale Simone Pieranni, che per me è il giornalista/podcaster in lingua italiana migliore in assoluto e per distacco: abbiamo un problema con la performance in ogni ambito della nostra vita.
Così ho deciso di cambiare e di sentirmi libero di fare 267 passi in meno, di dormire per il sonno e non per chiudere un cerchio, di farmi una sgambata in bici senza che Strava mi dica ‘Bravo! Così si fa! Vuoi condividere i tuoi progressi con la community?‘.
No, non voglio condividere niente: voglio farmi un giro in bici. Così, ho disinstallato le app e riposto il braccialetto nel cassetto: ho tolto.
Pensavo mi sarebbe mancato, che sarebbe stata dura un po’ come smettere di fumare. Invece, sorprendentemente, no.
Sia chiaro, non sto dicendo che l’impatto di queste app e di questi strumenti sia ugualmente deleterio per tutti, però è un meccanismo sottile che trasforma anche quello che dovrebbe essere riposo/tempo libero in qualcosa di performativo, e penso non faccia bene. Almeno, a me non ne faceva. A scanso di equivoci, non sto nemmeno ponendo una questione di privacy: la privacy è morta tra fine 900 e primi duemila, e sarebbe ora ce ne facessimo tutti una ragione. Quella guerra è persa da tanto tempo. Siamo tracciati e profilati in ogni aspetto della nostra vita, punto.
Mi chiedo se tra voi affezionati lettori ci sia qualcuno che ha pensato le cose che ho scritto: se c’è batta un colpo, perché per me ‘fare senza’ è stata una rivelazione.
Alla prossima.
[Questo pezzo è AI free]
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