Negli ultimi due giorni Milano, Torino e Bologna hanno visto succedere queste cose qui:

Due squadre, ovviamente:
1: Sono dei delinquenti, teppisti, sono i maranza, sono i figli di papà che col culo al caldo vogliono fare la rivoluzione, sono dei comunisti…E via discorrendo.
2: Sono il nuovo sottoproletariato [L’ho sentito veramente], sono i giovani incazzati che reagiscono alla mancanza di prospettive, sono la reppresentazione del disagio giovanile, sono i figli delle periferie abbandonate a sè stesse.
La squadra 3, quella che prima di parlare cerca di ragionare per capire, non si è presentata in campo. Del resto in una partita di qualunque sport le squadre o gli individui sono quasi sempre due.
Così, facciamo che ragioniamo dagli spalti e buttiamo lì i nostri due cent, che però spendiamo volentieri.
Non parliamo della piazza o dei disordini, ne parlano già abbastanza giornalisti, politici, osservatori vari, militari in pensione, meteorologi in attività, sottosegretari, influencer, portavoce, tuttologi, fuffologi, psicologi, psichiatri [attendiamo con ansia che ne parli quella figura ormai mitologica e tristissima che ha il nome di Paolo Crepet].
Vi facciamo una domanda e poi di alzare un attimo lo sguardo: speriamo risponderete a voi stessi con sincerità.
Vi è mai capitato di avere un moto di stizza?
Intendiamo quelle cose banalissime, quegli atti dovuti al nervosismo: picchio il mignolino del piede contro un mobile e sbatto la mano contro un anta, imprecando. Oppure sono in ritardo e pesto sul clacson della macchina perché quello davanti non si muove. Oppure sbatto sulla scrivania la penna, o il telefono, per via di una mail che mi ha fatto innervosire.
Ecco, quella roba lì vi è mai successa? Sì, dai.
Adesso, alzate lo sguardo, anzi: alzate proprio la prospettiva come se volaste e guardate in basso, ma da un punto lontano, gli avvenimenti di questi giorni. Lo vedete?
È un moto di stizza.
Durante un moto di stizza vi chiedete il motivo per cui avete sbattuto malamente una porta, suonato un clacson con relativi improperi, lanciato il telefono sulla scrivania? No. Vi siete detti: oh, ma che cosa irrazionale che ho appena fatto? No.
Ci sono tre ‘piazze’: la prima quella organizzata, la seconda quella disobbediente [chiamiamola così, ok? Antagonisti? Black block? Anarchici? Va bene] e poi c’è quella che dice: non me ne frega un cazzo niente della politica, non mi riconosco in niente, non riconosco alcuna organizzazione o coordinamento, non mi faccio comandare da nessuno, sono ai margini e adesso spacco tutto. E questa NON è una piazza.
Se i tuttologi si cui sopra non hanno interesse a fare capire questo concetto di per sé piuttosto semplice è perché guardano il particolare invece del generale. Per mancata comprensione o per malafede.
Guerre, inflazione, pandemia, instabilità, precarietà, assenza di prospettiva, marginalità, cambiamento climatico.
Cosa vi aspettavate? Cosa ci aspettavamo? Piuttosto che esprimere LO SDEGNO che fa fine e non impegna oltre a mettere tutti d’accordo, non sarebbe più decente non diciamo fare qualcosa [figurarsi…] ma almeno tacere oppure dire: “Eh, prima o poi qualcosa doveva pur capitare”?
P.S. Per quelli che “Sì ma quelli che hanno sfasciato la Feltrinelli? E quelli che hanno rubato le scarpe da Footlocker?”.
Non sanno chi fosse Giangiacomo Feltrinelli perché nessuno glielo ha detto, ma sanno cosa sia lo status che ti danno Nike e Adidas, perché glielo abbiamo detto noi.
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