Succession: Mr. Underwood, si deve spostare al gradino sotto

Le serie TV sono diventate uno dei mezzi più popolari per raccontare storie, questo si sa.

Come Succession e House of Cards. però è difficile trovarne: entrambe affrontano temi di potere, intrighi politici e relazioni complesse, ma Succession si distingue, poi si affianca e alla fine supera nettamente HOC.

Mentre HOC ha un protagonista indiscusso, ovvero Frank Underwood, in Succession i protagonisti sono tutti in prima fila: i fratelli Roy e la loro lotta assurda verso un potere che non potranno avere mai, il fondatore dell’impero, vecchio e sostanzialmente disinteressato a tutto se non al ‘mettere un passo davanti all’altro’. La corte di manager, avvoltoi senza scrupolo alcuno, che svolazza intorno agli eventi.

La serie, creata da Jesse Armstrong mette in scena la famiglia Roy, dinastia dei media, mostrando come gli affetti familiari si intreccino con gli interessi politici. Questo crea una tensione unica che non solo coinvolge gli spettatori, ma li fa anche riflettere sulle dinamiche di potere all’interno delle loro stesse famiglie.

Stupisce, Succession, soprattutto per quel che è assente. L’amore, l’empatia, il sentimento: tutto è travolto, oscurato dal cinismo e da una smania di potere che alla fin fine è solo fine a sé stessa. I Roy sono esseri umani staccati dal mondo reale, sono tristi, sono cresciuti nell’assenza di una qualsivoglia forma di amore famigliare, paterno e materno.

L’unico barlume di umanità e di onestà intellettuale appare in Roman Roy [un formidabile Kieran Culkin] che alla fine, nell’ultima puntata, capisce e descrive cosa sono tutti loro: “Noi non siamo niente”.

La serie riesce a creare una rappresentazione perfetta della lotta per il potere e adesso sto per dire una cosa che farà alzare qualche sopracciglio però io la vedo così: Succession si avvicina [pur rimanendone evidentemente lontano] a Shakespeare.

Il merito suo enorme merito risiede nella capacità di combinare l’intensità dell’intrigo con la profondità emotiva dei personaggi. Qui è dove il confronto diventa interessante con Shakespeare, le cui opere sono note per la complessità dei personaggi che lottano con le loro passioni, ambizioni e dilemmi morali. In Succession, i personaggi sono altrettanto ricchi e complessi. Ogni membro della famiglia Roy ha i propri desideri, le proprie debolezze e i propri segreti, creando un intreccio di emozioni che ricorda molto le trame shakespeariane. La serie esplora temi universali come la lealtà, l’amore, la gelosia e la vendetta, rendendo i personaggi dei Personaggi.

Il patriarca della famiglia Roy, Logan, può evocare la figura di Re Lear, un personaggio che cerca di mantenere il controllo e il potere nonostante gli intrighi intorno a lui. La sua relazione turbolenta con i suoi figli richiama i conflitti familiari di Re Lear. Inoltre, Kendall Roy può essere visto come una versione moderna di Macbeth, un personaggio ambizioso che si fa strada nel mondo del potere, combattendo con la colpa e il rimorso. Questi paralleli sottolineano l’influenza di Shakespeare nel creare personaggi iconici e complessi che riflettono la natura umana in tutte le sue sfaccettature.

Succession si distingue come una serie TV che fonde abilmente l’intensità politica di House of Cards con una profondità drammaturgica senza pari. La rappresentazione delle dinamiche familiari all’interno della famiglia Roy e l’esplorazione dei temi universali del potere, dell’amore e della lealtà rendono la serie straordinariamente coinvolgente e riflessiva. La sua abilità nel creare personaggi complessi e in conflitto richiama la maestria di Shakespeare nel dipingere le emozioni umane. In definitiva, Succession si afferma come un vero e proprio capolavoro televisivo che merita di essere paragonato alle grandi opere della drammaturgia.

Una recitazione straordinaria da parte di tutti gli attori, una sceneggiatura incalzante, la fotografia bilanciatissima e una colonna sonora magistrale rendono Succession un capolavoro che, credetemi, è da guardare assolutamente.

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