Film, Musica

Sound City: l’omaggio dovuto [e scusate il ritardo]

Sono un fan di Dave Grohl: lo considero uno dei veri Grandi della musica, in ogni senso possibile. Tecnica, carisma, intelligenza, capacità, autenticità. Mi è sempre piaciuto, sin dai tempi dei Nirvana; con i Foo Fighters ha poi saputo sciogliere i nodi di un’eredità importante quanto ingombrante [quella di Cobain] e ha spiccato il volo, senza mai fermarsi. Più invecchia più vola alto.

Ho scritto pochi giorni fa un post su Facebook, dopo avere sentito una ragazzina che alla fermata dell’autobus diceva al telefono ‘Parlare di musica è come ballare di architettura’, [pare] citando Frank Zappa. Sono d’accordissimo, tanto più che considero la ‘critica’, musicale e non solo musicale una specie di errore. Non mi piace la critica, non mi piacciono i critici, non riconosco tribunali di sorta.

Ho ascoltato davvero tanta musica, di ogni genere, e so cosa mi piace e cosa no, so distinguere qualcosa di autentico da ciò che è finto, so ascoltare. Non intendo quindi fare una recensione: questo è solo un invito all’ascolto.

Voglio segnalare il documentario che ho visto su Sky Arte diretto da Dave Grohl che, prendendo spunto dalla storia del leggendario studio di registrazione Sound City che a Los Angeles ha visto [e sentito, soprattutto] passare alcuni tra i migliori musicisti rock di sempre, narra un periodo indimenticabile della storia della musica dagli anni 70 ai 2000, più o meno.

L’ho visto solo oggi, benché sia una produzione del 2013. Non capisco davvero come possa essermi scappato, ma tant’è.

Il documentario ruota tutto intorno a lei, la Neve 8028, console per studi di registrazione costruita dall’ingegnere inglese Rupert Neve.

 

Console neve 8028
Console neve 8028

Attorno a questo oggetto a loro volta ruotano le storie dei protagonisti del film, gente del calibro di Tom Petty, Rick Rubin, Trent Reznor, Mick Fleetwood, John Fogerty, Neil Young, Paul McCartney..Il Rock, insomma.

Il documentario cerca di spiegare attraverso le testimonianze di chi ha frequentato quel luogo e ci ha suonato che in quelle stanze sono successe cose che hanno fatto la storia; lì dentro ha avuto luogo qualcosa di sincero, un modo di fare musica che non ha eguali: persone speciali che si trovano in un posto speciale per fare qualcosa di speciale.

Questo qualcosa ha assunto la forma di un disco: Sound City real to reel che vi invito ad ascoltare. Per me è stato emozionante.

Ne approfitto per delle ‘scuse’, tra l’altro; uno dei passaggi chiave del film narra il declino degli studi di registrazione che non passarono dall’analogico al digitale. All’avvento dei CD fui un entusiasta sostenitore del digitale, e ricordo bene le fraterne ma accesissime discussioni avute con il mio amico Larry, al quale voglio dare ufficialmente ragione: la musica analogica ha una profondità diversa. Forse non solo per questioni di fisica del suono.

Ci sono cose alle quali un po’ di polvere fa bene.

Long live to rock and roll, buona visione, buon ascolto.

 

 

CC BY-NC-ND 4.0 Sound City: l’omaggio dovuto [e scusate il ritardo] by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.