La scuola cambia e si avvicina ai giovani che hanno bisogno di ascolto. L’esperienza dell’Istituto Maria Mazzarello a Torino
Giovani in piazza, giovani violenti e senza futuro: un gigantesco ed enorme vuoto educativo, mancanza di maestri e di testimoni. Siamo in questo mondo, o forse, siamo anche in questa situazione di emergenza ma in realtà ci sono segni di speranza.
Quartiere San Paolo di Torino, vecchia e ormai preistorica barriera operaia, la leggenda di Antonio Di Nanni, le ferriere e le tute blu, oggi tutto è cambiato: ragazzi pochi, famiglie in affanno, giovani e bambini sempre di meno. Resistono come eroi ed eroine di un tempo complesso e fragile gli insegnanti, docenti di un mondo senza bussole. Dal 1924 la scuola Mazzarello accompagna bambini e ragazzi dalla scuola dell’infanzia alla maturità. Il suo metodo è il sistema preventivo: vicinanza, fiducia e accompagnamento al posto di controllo e sanzione. Metodo salesiano di una scuola paritaria, le piazze dei maranza sono lontane, ma non troppo, perché tutti sono figli e figlie di questo tempo.
Si arriva nel grande complesso dell’Istituto Scolastico “Madre Maria Mazzarello” e si scopre un modo diverso di fare scuola, istruzione, relazione, comunità. Una conferenza stampa diversa dove non c’è un tavolo, cavalieri, microfoni: si sta in cerchio e si suonano tamburi, cembali, triangoli, legnetti e intanto si svela un nuovo modo di fare scuola.
Una scuola che cambia volto, ripartendo soprattutto dalle scuole medie: emozioni, linguaggi e relazioni entrano in classe; il nuovo modello si presenta con una conferenza stampa che rompe gli schemi, che vuole provare a ‘quadrare il cerchio‘: niente relazione accademica ma un dialogo tra istituzioni, studenti e professionisti della comunicazione. E tra un intervento e l’altro, a sorpresa, musica, arte e creazioni dei ragazzi.
Al centro c’è la secondaria di primo grado, che introduce una curvatura espressivo-relazionale per gli anni più delicati della crescita dei ragazzi. Accanto, tre licei con percorsi costruiti insieme a musei, università e centri di ricerca. L’obiettivo è comune: dalla media al liceo, scuola e famiglie lavorano insieme per formare ragazze e ragazzi preparati, che si conoscono, sanno costruire relazioni sane, pensano in modo critico e affrontano con consapevolezza il proprio tempo.
Alla base di tutto ci sono i piccoli della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. In questa fascia di età la scuola Madre Mazzarello garantisce le fondamenta educative ed emotive, attraverso una proposta didattica che è in linea con la verticalità, quindi: territorio, emozioni, spazi didattici a tema.
Si parla di curvatura espressivo-relazionale, di approccio pedagogico integrato, di lezioni in cerchio e non più solo frontali, di scuole aperte al quartiere e al mondo non solo nei libri ma sulle strade.
Daniela Mesiti, dirigente scolastica dice cose belle e sentite, non formali ma vissute «Una scuola non può educare al futuro restando chiusa tra le sue mura. Per questo abbiamo scelto di crescere insieme a Torino, costruendo i nostri percorsi con musei, università, centri di ricerca e realtà che ogni giorno trasformano il territorio. La nostra visione è semplice: formare ragazzi capaci di riconoscere il valore di ciò che li circonda e di restituirlo alla loro comunità.»
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