Germania, 1949. Lo scrittore Thomas Mann (H. Zischler) torna in patria insieme alla figlia Erika (S. Hüller): è la prima volta da quando ha abbandonato il suo Paese dopo la presa del potere di Adolf Hitler nel 1933, trasferendosi negli Stati Uniti. E’ stato invitato per una conferenza a Francoforte, nella parte ovest, e poi si sposta a Weimar, nella parte est, nell’orbita dell’influenza sovietica.
Sullo sfondo una Germania che mostra ancora i segni della guerra, con una devastazione evidente (ricostruzione degli esterni molto efficace), ma anche i rapporti con i figli, a tratti burrascosi e irrisolti. Il titolo dell’opera si presta a diverse metafore, simboliche e concrete.
Paweł Pawlikowski (“Ida”, “Cold war”) ha uno stile di eleganza impeccabile che è inconfondibile, accompagnata da una fotografia in bianco e nero meravigliosa, firmata da Łukasz Żal. Il film, scritto dal regista con Hendrik Handloegten, ha vinto il premio per la regia allo scorso Festival di Cannes.
Un duetto di attori infallibile e una scena finale bellissima. E’ un racconto breve, di appena 80 minuti, ma lascia il segno. Non perdetelo e meglio se in lingua originale, la dimensione poliglotta è fondamentale!
[Questo pezzo è AI free]
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![Gli anni in cui il silenzio faceva paura [prima parte]](https://collateralmente.it/wp-content/uploads/2026/10/Erfan-1.jpg)

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