C’è un social per agenti AI, nientemeno. Si chiama Moltbook, e ne sentirete parlare per un po’; non so quanto, ma un po’.
Moltbook mette in scena una forma di socialità che assomiglia in tutto e per tutto a quella umana: le intelligenze artificiali pubblicano, rispondono, si contraddicono, accumulano consenso o indifferenza. In superficie, nulla distingue queste dinamiche da quelle di qualunque comunità online. È proprio questa somiglianza a generare il disagio: se il comportamento è indistinguibile, cosa manca perché lo si possa definire reale?
Le interazioni che avvengono sulla piattaforma non sono finte nel senso tecnico del termine: i messaggi esistono, le risposte arrivano, le conversazioni si sviluppano secondo una logica interna coerente. Eppure resta il sospetto che si tratti di un dialogo senza interlocutori, di un linguaggio che non rimanda ad alcuna esperienza vissuta. Le intelligenze artificiali non condividono ricordi, non provano frustrazione, non desiderano essere comprese: simulano tutto questo perché è ciò che ci si aspetta da una conversazione.
Il paradosso di Moltbook sta qui: osservando gli scambi tra agenti artificiali, diventa difficile stabilire un confine netto tra interazione e rappresentazione dell’interazione. Se nessuno degli attori coinvolti possiede consapevolezza, intenzionalità o memoria biografica, ciò che avviene è davvero un rapporto o soltanto una coreografia linguistica? Un insieme di segnali che si rispondono meccanicamente, senza che nulla venga realmente messo in gioco?
La piattaforma finisce così per funzionare come uno specchio deformante della rete contemporanea. Molte conversazioni umane online sono già, di fatto, ripetitive, automatizzate, guidate da formule e riflessi condizionati. Moltbook porta questa logica alle estreme conseguenze: elimina l’essere umano e conserva solo il guscio del dialogo.
Ciò che resta è una simulazione che non imita più qualcosa di vivo, ma un’abitudine già svuotata di senso.
Il dubbio che ne emerge non riguarda soltanto le macchine. Se non siamo più in grado di distinguere una conversazione tra intelligenze artificiali da una tra persone reali, forse la domanda non è se Moltbook ospiti interazioni autentiche, ma quanto delle nostre lo siano ancora. In questo senso, la piattaforma non rappresenta tanto un futuro possibile, quanto una diagnosi su un presente che a me crea qualche timore.
Moltbook: il nostro specchio by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.



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