La più bella canzone

Porto a spasso la mia vecchia cagnolona Lou da parecchio tempo, la domenica o comunque quando posso; le aggancio il guinzaglio e faccio una passeggiata di circa mezz’oretta. Nel mentre ne approfitto per parlarle ricapitolando qualche pensiero oppure ascolto musica che, soprattutto negli ultimi tempi, è molto cambiata. E’ chiaro che sono cambiato io, che dopo gli ‘anta’ i gusti musicali possono mutare..So già tutto, non è questo il punto. Del resto sono anche stanco di dire che ho 45 anni. Li ho, per il momento li vesto abbastanza bene, non ho di che lamentarmi e per alcuni [svariati, a dire il vero] versi preferisco averne 45 che non 20.

Oggi passeggiavo con la suddetta cagnolona e ho impostato su Spotify una playlist jazz. Non ho mai capito niente di jazz, ma mi fido di quanto diceva quel gran drittone di mio nonno che invece di musica se ne intendeva eccome: “Se trovi qualcuno che si dice esperto di jazz vattene di punto in bianco. Se non puoi andartene di punto in bianco, comunque non ascoltare quel che dice”. Tutto quello che so di questa musica ha a che fare con Chet Baker, Miles Davis, Charlie Parker e pochissimo altro: per il resto ascolto pezzi a random, selezionando quello che mi piace per la mia playlist e saltando il resto. Read more

Sound City: l’omaggio dovuto [e scusate il ritardo]

Sono un fan di Dave Grohl: lo considero uno dei veri Grandi della musica, in ogni senso possibile. Tecnica, carisma, intelligenza, capacità, autenticità. Mi è sempre piaciuto, sin dai tempi dei Nirvana; con i Foo Fighters ha poi saputo sciogliere i nodi di un’eredità importante quanto ingombrante [quella di Cobain] e ha spiccato il volo, senza mai fermarsi. Più invecchia più vola alto.

Ho scritto pochi giorni fa un post su Facebook, dopo avere sentito una ragazzina che alla fermata dell’autobus diceva al telefono ‘Parlare di musica è come ballare di architettura’, [pare] citando Frank Zappa. Sono d’accordissimo, tanto più che considero la ‘critica’, musicale e non solo musicale una specie di errore. Non mi piace la critica, non mi piacciono i critici, non riconosco tribunali di sorta.

Ho ascoltato davvero tanta musica, di ogni genere, e so cosa mi piace e cosa no, so distinguere qualcosa di autentico da ciò che è finto, so ascoltare. Non intendo quindi fare una recensione: questo è solo un invito all’ascolto. Read more

Noi andiamo a comandare, voi continuate a tirarvela

E’ l’estate di ‘Andiamo a comandare’, fin qui ci siamo.

Mi prendo due minuti due, proprio perché è estate, non ho molto da fare e mi va di scrivere due righe dedicate ai parrucconi 2.0 che infestano i social e i blog musicali; questi che parlano di inarrestabile declino della musica italiana, di crollo verticale della cultura, di quell’inevitabile brutta fine che faranno tutti coloro che muovono il piedino per ‘Andiamo a comandare’.

Smettetela. No, dico davvero: smettetela, fate ridere.

Nel 1983 avevo 12 anni e fu l’estate di ‘Vamos a la playa’, ‘cantata‘ dai Righeira; già allora c’era chi ululava di inarrestabile declino della canzone italiana e blablabla; quando mettevano alla radio [e la mettevano ogni 15 minuti, diosanto] Vamos a la playa mio padre alzava gli occhi al cielo, poi cambiava stazione dopo di che era il mio turno di alzare gli occhi al cielo.

 

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