Un’indagine del Pew Research Center, che ha coinvolto 1.458 adolescenti statunitensi e i loro genitori, mostra quanto l’intelligenza artificiale sia già entrata nella vita quotidiana dei ragazzi.

Più della metà degli studenti (54%) dichiara di usare strumenti di IA per svolgere i compiti scolastici, mentre il 60% afferma che tra i compagni è diffusa l’abitudine di sfruttarla per copiare. I chatbot sono ormai molto comuni: il 64% degli adolescenti utilizza servizi come ChatGPT, Copilot o Character.ai e circa uno su tre li usa tutti i giorni, soprattutto per cercare informazioni, studiare o passare il tempo.

La percezione tra gli studenti è che questa pratica sia ormai normale: il 59% ritiene infatti che copiare con l’aiuto dell’IA sia qualcosa di abituale nella propria scuola. Tra chi utilizza questi strumenti per i compiti, questa convinzione cresce ancora di più e arriva al 76%. Quando si parla dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla loro vita, una parte significativa degli adolescenti (36%) guarda a questa tecnologia con ottimismo.

Le ragioni sono piuttosto chiare: secondo loro semplifica molte attività, consente di apprendere più rapidamente e può svolgere alcune mansioni al loro posto. Il nodo centrale, però, non è l’esistenza o la diffusione dell’IA. Se usata con criterio, infatti, può rappresentare un supporto prezioso nello studio e nell’apprendimento.

La vera difficoltà nasce quando i ragazzi non ricevono indicazioni su come usarla in modo consapevole.

Senza una guida adeguata, l’IA rischia di trasformarsi da strumento di supporto a sostituto: non solo dell’insegnante, ma anche del confronto con gli amici e dello sforzo personale. In altre parole, c’è il rischio di ripetere uno schema già visto con i social network: una diffusione rapidissima accompagnata da una scarsa educazione al loro utilizzo.

La storia dei social è stata proprio questa: prima sono stati adottati in massa dagli adolescenti, e solo in seguito ci si è preoccupati di comprenderne gli effetti e di stabilire regole e strumenti di tutela. Con l’intelligenza artificiale sembra stia accadendo qualcosa di molto simile. I giovani la usano ogni giorno, ma raramente qualcuno ha spiegato loro come farlo con spirito critico.

Non a caso, lo stesso studio rivela che il 40% dei genitori non ha mai affrontato il tema dell’IA con i propri figli. Nel frattempo, anche il sistema scolastico, soprattutto nei primi anni di formazione, appare ancora impreparato a educare gli studenti a un utilizzo responsabile di queste tecnologie. In questo contesto emerge un dato curioso: tra le varie attività, quella in cui gli adolescenti credono che l’intelligenza artificiale possa già superare gli esseri umani è proprio l’insegnamento.

Non pensano che sia migliore nel guidare, nel curare le persone o nel comporre musica.

Sono convinti che possa insegnare meglio.

Questo dovrebbe far riflettere: se la scuola non riesce ad adattarsi e a cambiare passo, c’è il rischio che gli studenti trovino da soli un’alternativa.

Non in un altro modello di scuola, ma in un chatbot.

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