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Photoshop e i sonniferi della ragione

Per stigmatizzare un’esagerazione si sente spesso dire: “Ora, va bene tutto, ma…”.
Pare sia diventata una regola, per non dire un dogma. Solo che non dovrebbe essere così: non dovrebbe andare bene proprio tutto.
La questione riguarda un ex comico adesso diventato leader politico, che cita Primo Levi e usa Photoshop per modificare la celebre scritta che campeggiava sopra il cancello di ingresso del campo di sterminio di Auschwitz.

Non entro nel merito della polemica politica (vi pare? Io?).
Dico però che trovo estremamente pericoloso piegare per non dire torcere la storia a uso e consumo dei propri fini.
E’ pericoloso, perché trasmette messaggi visivi che saranno liberi di strisciare fino al centro di menti esposte alle immagini più che ai testi.
Se passa il messaggio per cui tutto può essere rivisitato, rielaborato, re immesso sul mercato dell’informazione, non avremo più linee di confine, non più senso del pudore o dello scandalo.
Scandalo.
Perchè se la scritta sopra non scandalizza, per quale motivo quest’altra immagine

magari abbinata a una catena di pizzerie dovrebbe destare scalpore?
No, davvero: non è una questione politica. E’ di umanità che stiamo parlando.
Lasciamo Primo Levi nelle sue pagine, intatto, cristallizzato nel dolore di una generazione che ha perso tutto e resteremo un po’ più umani, come diceva Vittorio Arrigoni.
Lasciamo intatta quella scritta, con la sua ‘B’ rovesciata, perché certe cose è meglio lasciarle dove e come sono.
Il rischio è che qualcuno in qualche scuola un giorno sbagli slide e al posto della scritta originale proietti quella artefatta, creando dubbi che non ci possiamo permettere e smuovendo cose che sono adagiate sul fondo del nostro continente: cose che non sono così sedimentate da potersi definire risolte.

CC BY-NC-ND 4.0 Photoshop e i sonniferi della ragione by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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