Così, alla fine è successo.

La decisione di trasmettere gli Oscar in esclusiva su YouTube a partire dal 2029 non è solo una scelta distributiva, ma un segnale strutturale che ridefinisce gli equilibri dell’industria dell’intrattenimento.

Per la prima volta, un evento simbolo della televisione generalista abbandona definitivamente il modello broadcast, sancendo la perdita di centralità delle reti tradizionali anche nei pochi appuntamenti che ancora garantivano ascolti di massa. Gli Oscar erano uno degli ultimi “eventi rifugio” per la TV lineare: la loro uscita rappresenta un punto di non ritorno.

Per Hollywood, questo passaggio implica una ridefinizione del rapporto tra cinema, pubblico e piattaforme tecnologiche. YouTube non è solo un canale di distribuzione, ma un ecosistema basato su algoritmi, dati, interazione e frammentazione dell’attenzione. La cerimonia entra così in una logica in cui il valore non è più misurato solo in spettatori simultanei, ma in engagement, clip, condivisioni, commenti, contenuti derivati. L’evento non finisce più con la diretta: si estende, si scompone, si moltiplica.

Dal punto di vista economico, l’accordo segnala uno spostamento del potere contrattuale: non sono più le reti televisive a dettare le condizioni, ma le grandi piattaforme digitali globali. Questo rafforza il ruolo delle Big Tech come nuovi mediatori culturali, capaci di finanziare, distribuire e valorizzare i momenti simbolici dell’industria creativa.

Cambia anche il modo in cui i film vengono promossi. La visibilità degli Oscar, inserita in un contesto nativo digitale, favorisce strategie di marketing più fluide e meno legate ai cicli televisivi tradizionali, con un impatto diretto sulle campagne awards, sulle finestre di uscita e sulla longevità commerciale dei titoli.

Infine, la scelta apre un precedente potente: se gli Oscar possono vivere fuori dalla TV, nessun evento culturale è più intrinsecamente “televisivo”. Festival, premi, grandi cerimonie diventano contenuti adattabili alle piattaforme, accelerando una trasformazione in cui l’industria dell’intrattenimento smette di ruotare attorno ai palinsesti e inizia a gravitare attorno alle infrastrutture digitali.

Non è solo il luogo in cui si guardano gli Oscar a cambiare: è l’architettura stessa del potere mediatico globale che viene riscritta.

Era inevitabile, ma fa comunque impressione.

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