iCheope

Sullo schermo dell’iPad 2 esposto nell’Apple Store campeggiava luminosissima e in alta definizione l’immagine della piramide di Cheope: mi è venuto in mente un parallelismo, e da lì alcune domande imbarazzanti.
Ho letto ‘No logo’, so delle miserevoli condizioni lavorative cui sono sottoposti donne e uomini in certe aree del mondo, io so, io so, io so… Il parallelismo forse improprio tra la piramide di Cheope, magnifica opera costruita col sangue degli schiavi, e l’iPad, magnifico oggetto costruito con meno sangue ma con un criterio simile, probabilmente è saltato fuori a causa di una disposizione mentale dovuta al mio ambito lavorativo. Non è però questo il punto, e poi ho detto che qui non avrei parlato di lavoro e voglio mantenere fede al proposito
Il paragone può essere sbagliato, esagerato, grottesco o di parte, ma non è questo il punto.
Qui il punto sono io.

Mettiamo caso che per assurdo nelle megafabbriche dove assemblano il tablet Samsung tutti i giorni sia una festa, che le maestranze percepiscano salari da favola, che le fabbriche stesse siano edificate su verdi colline piene zeppe di coniglietti che zampettano festosi…Beh, la domanda è: preferirei comprare un Tablet Samsung piuttosto che un iPad? Non mi chiedo cosa comprerei. Mi chiedo cosa preferirei comprare.
E di qui, altra domanda: cosa è che mentre pasticciavo con le dita su quello schermo lucente mi ha fatto bypassare tutto quanto sopra detto, le condizioni miserrime dei lavoratori, lo sfruttamento, l’evidente e oscena iniquità che costituisce questo meccanismo che arricchisce i pochi ai danni dei molti?
L’indubitabile fascino intrinseco dell’oggetto? La moda? Una botta di omologazione? La stanchezza che deriva dal cercare sempre cosa c’è dietro? Il diavolo? Il retropensiero che tanto anche il tablet Samsung è fatto da schiavi (magari nella stessa fabbrica dove assemblano l’iPad)? Steve Jobs e il suo ingegno? Cosa mi fa pensare (ma non dire. Però scrivere): ” ‘fanculo, non c’è proprio storia: iPad tutta la vita e per una volta chissenefotte di quello che c’è dietro”.
Oi, voglio dire…per me è Una Domanda, perchè chi non ne sa nulla è a posto, ma io lo so che tutti questi dannati, magnifici aggeggi sono costruiti grazie a una manodopera pagata un cazzo, stipata in villaggi provvisori attaccati alle megafabbriche eccetera eccetera! Ma non basta, perchè al di là delle condizioni lavorative di chi lo assembla penso sinceramente che non possa sostituire un portatile, e bla bla bla…
Quindi?
Quindi, non avendo (ancora) una risposta, ho gordianamente convenuto che a volte è una fortuna non poter spendere del denaro per cose che non hanno una immediata utilità…Già, perchè la diabolicità di tutta la faccenda è proprio questa: qui e adesso un cazzo di tablet non mi serve!
Non certo un Samsung, comunque.

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CC BY-NC-ND 4.0 iCheope by CollateralMente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

3 Comments

  1. Problemi leziosi.. Compra quello che ti piace, perché le alternative non sono tra merci moralmente sostenibili, solo tra cosa ti piace e cosa non ti piace. Le banane che mangi presuppongono morti per prodotti chimici. Lo sviluppo notevole dell'informatica ha avuto un buon motore nelle necessità catalogatorie dei lager. Le medicine che abitualmente si prendono? Gli antibiotici? Consiglierei "I medici del Sol Levante", una lettura illuminante..
    Per cui… qui vivi e, se proprio te la senti, puoi decidere di portare sulle spalle la responsabilità dei tuoi padri e dei tuoi nonni.. Altrimenti, se hai i soldi, comprati ciò che ti piace, che l'alternativa, ripeto, non è costruita nel paradiso degli assemblatori, che non esiste..

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