Perdonate, vado a braccio come facevo una volta.


Quando se ne va qualcuno si porta via un pezzo di tutti quelli con cui ha vissuto; che sia una vita intera, qualche serata o un pezzo piccolo, come una trasmissione in radio. Se lo porta via e basta.

Mi ricordo la serata in cui con Dave abbiamo parlato in radio di musica e di una certa Torino: ci pensavo oggi al suo funerale mentre scrivevo sul registro funerario la mia firma più un Grazie. Fu una bella trasmissione.

Ci pensavo ieri sera, mentre al Blahblah ascoltavo gli Statuto che suonavano per lui. Ci pensavo oggi in mezzo ai tantissimi che hanno ascoltato ‘Live forever’ prima che la bara entrasse in chiesa.

Mi hanno preso, ieri sera come oggi, pensieri da vecchio di merda, perché ho visto i capelli ingrigiti dei Mods di piazza Statuto e i volti spaesati dei ragazzi che al Blahblah non capivano il senso di certe spillette o delle cromature alle Vespe parcheggiate fuori. Cosa gli vuoi dire? Guardatevi ‘Quadrophenia‘?. Dai.

Ho visto ieri sera un chitarrista fare assoli impensabili per i canoni musicali di oggi, e suo figlio sul palco duellare con lui, mirabilmente. Ho visto un pezzo di città che ha ancora voglia. Non di tutte quelle robe di adesso, ma di quelle cose di prima: Vespe cromate e Rock and Folk, ma quello vecchio, dove facevano a botte Metallari e Mods e Rockers e tutta quella roba lì che ti faceva sentire parte di qualcosa, per stupido che fosse.

Avere voglia di una cosa che non c’è più. Manca tanto quella cosa, e adesso che un altro pezzo se ne è andato possiamo incazzarci o sorridere a seconda di come la si guarda.

Abbiamo gli occhi per piangere e le orecchie per ascoltare la musica: mettine ancora, siamo qui. Dai.

CC BY-NC-ND 4.0 Un pezzo di noi, un pezzo per noi [per Dj Dave] by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.