A quanto pare scrivere una lettera alla sè stessa di trent’anni fa, “sembra troppo Chiara Ferragni” (cit. Ubezio). Ma la me stessa di 30 anni fa non saprebbe di chi stiamo parlando, quindi, pazienza, non me ne vogliate.
Cara me stessa del 1996 che stai guardando incuriosita un video musicale di un gruppo esordiente della tua città su MTV, sappi che, proprio quel gruppo lì, sarà irrimediabilmente legato alle piccole grandi tappe della tua vita e, trent’anni dopo, saprai ancora le strofe di quella canzone a memoria e ti troverai a cantarla a squarciagola sotto a un palco.
Lascia che ti racconti meglio.
Dopo aver visto il video “Le cose che non ho” penserai: fighi ‘sti Subsonica, chissà se li ripasseranno qui su MTV o magari in radio. Il giorno dopo li incontrerai e sentirai suonare dal vivo al teatro Juvarra, dove parteciperai per la prima volta ad una rassegna di teatro con il gruppo del liceo di cui adesso fai parte. Comprerai la musicassetta del loro omonimo primo album.
Grazie a quel gruppo di teatro incontrerai amici che trent’anni dopo magari non vedrai quanto vorresti, ma a cui mai smetterai di volere bene.
Con quelle stesse persone andrai ai tuoi primi concerti. Indovina di chi saranno quei concerti? Esatto, dei Subsonica. E da allora non ti perderai nemmeno uno dei loro tour.
Storcerai un po’ il naso quando si presenteranno a Sanremo nel 2000, ma godrai tantissimo nel rimarcare che “li seguivi già da molto tempo” con i tuoi amici che li scopriranno solo in quel momento.
Gli stessi amici e compagni di classe con cui ti scannerai spesso e volentieri, in un’assurda quanto inutile faida tra chi ascolta “musica alternativa” e si veste da Frav (o dal banco al mercato di corso Palestro) e chi ascolta Gigi D’Ag. NB: sappi che tra qualche anno finalmente avrai la maturità di ammettere che ti sono sempre piaciute entrambe le cose, e la serenità di andare anche ai concerti del Capitano.
Ascolterai il CD di Microchip Emozionale fino a rovinarlo.
Andrai all’università, la tua cerchia di amici si allargherà, e anche con loro andrai ai concerti dei Subsonica. Al PalaStampa, ai festival estivi. Alcune canzoni, riascoltate a distanza di decenni, saranno ancora in grado, in pochi secondi, di rievocare i ricordi di una notte ai Murazzi, con quel freddo umido e l’odore di fiume, di sigarette e di umanità sudata.
Ti laureerai. E alla festa di laurea farai schifo e ti ricorderai ben poco, ma saprai per certo quali canzoni potrai cantare anche con un’alcolemia importante.
Conoscerai un ragazzo. Uscirete. Gli preparerai una playlist su un lettore mp3 con una canzone romantica, sperando che non sia troppo. 17 anni dopo possiamo dire, a ragion veduta, che hai fatto la scelta giusta.
Per la prima volta ti sentirai vecchia, quando a un concerto ti renderai conto che preferirai stare verso il fondo del parterre, per lasciare spazio a ‘ste ragazzine.
Ti sposerai. Avrai una figlia fantastica. L’inizio non sarà facile per nulla, ma tu avrai una canzone che se anche è stata scritta con tutt’altro intento, a te ricorderà per sempre la vostra prima mattina insieme, tu e lei, in un letto di ospedale.
La depressione post-partum sarà tremenda, ma ne uscirai, grazie alle tue forze, alla tua famiglia e ai tuoi amici, che ti trascineranno con fatica al tuo primo concerto da mamma, stroncando con amore la tua ansia e i tuoi sensi di colpa.
Tua figlia crescerà e tu con lei. Imparerà le canzoni dei Subsonica fino al fatidico momento del suo primo concerto. Ci andrete con gli amici di sempre e lei, cantata l’unica canzone che avrà imparato a memoria da cima a fondo, si addormenterà accasciata contro il muro del parterre come una clochard strafatta.
A un certo punto, i Subsonica annunceranno una settimana di date alle OGR per i loro (primi) trent’anni di carriera. Penserai che non può essere, non possono essere passati davvero trent’anni. E invece.
In attesa dell’inizio riabbraccerai persone che ormai incroci solo (ma sempre) ai loro concerti (Ciao Ire! Ciao Diego!) e riderai con vecchie amiche del fatto che non c’è da stupirsi se ci si ritrova proprio qui, anche se non ve lo siete dette (Ciao Rebe! Ciao Josè! Ciao Fra!).
Sarà un concerto incredibile, sorprendente, emozionante. Tre ore di musica ininterrotta, con una setlist che sembrerà fatta apposta per chi come te è sempre stata presente. Ti stupirai di come saprai ancora i testi delle canzoni dall’inizio alla fine, anche le più vecchie, quando al contempo stenterai a ricordarti il pin del bancomat. Videochiamerai dal tuo smartphone chi all’epoca non dimenticava ma di chiamarti quando c’era la tua canzone preferita a un concerto cui non eri potuta andare (ciao Fede!).
Inutile negarlo, a tratti ti commuoverai e stringerai forte la mano di chi ormai è tua compagna fissa ad ogni concerto degno di nota (Ciao Lara!). Proverai a non ridere quando l’amico più giovane di te ti dirà che “non sei credibile se dici che anche questa è la tua canzone preferita” (Ciao Engel!). Avrete ragione entrambi. Lui a dire che non sei credibile, tu a dire che davvero, anche quella, è la tua preferita.
A fine concerto mediterai brevemente di fermarti al Dj set, ma la parte razionale e matura di te ti ricorderà che domani dovrai andare al lavoro (e già così, ti sentirai un relitto, fidati), così trascinerai i piedi fino alla tua auto, sentendoti nello stesso momento giovane a causa dell’adrenalina e molto molto vecchia a causa della cervicale. Tornerai a casa ascoltando da Spotify, a volume insalubre, tutti gli altri tuoi brani preferiti che non hanno suonato.
Sarai felice. In cuor tuo (e a mezzo di un blog di squinternati che ti ha eletto madrina) ringrazierai i Subsonica per questi trent’anni, pronta a seguirli per i prossimi trenta.
P.S.: tra le altre cose, ti addormenterai ripromettendoti di scoprire chi è il loro fisioterapista.
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