Stati Uniti, Jeff (A. Driver) e la sorella Emily (M. Bialik) vanno a trovare il padre vedovo (T. Waits), che vive da solo in una casa tra i monti e i laghi. Dublino, le sorelle Timothea (C. Blanchett) e Lilith (V. Krieps) sono attese dalla madre (C. Rampling), che ha preparato tè e comprato i dolci. Parigi, i gemelli Skye (I. Moore) e Billy (L. Sabbat) vanno nell’appartamento vuoto dei propri genitori, morti da poco. I ricordi si mescolano alla nostalgia, l’imbarazzo condisce i silenzi, i non detti restano sulla soglia della conversazione.
Diviso in tre capitoli, l’ultimo film di Jim Jarmusch, cineasta indipendente e fuori dai canoni, potrebbe ricordare qualche racconto di Raymond Carver, quarant’anni dopo. C’è un gusto sottile nei costumi e nell’arredamento, inquadrature e movimenti di macchina che si ripetono nelle tre storie, come anche dialoghi e motivi conduttori. Un cast splendido, in perfetta sincronia coi personaggi.
Leone d’oro all’ultima Mostra del cinema di Venezia, è un film in cui succede poco e con un ritmo non proprio incalzante. Jarmusch suggerisce, non esplicita la vita e i rapporti famigliari. Ha un suo fascino anomalo, ma forse non è il film adatto da vedere sotto l’albero. O forse sì? Intanto, buon Natale a tutte e tutti!
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