Polymarket è oggi il principale mercato di previsione decentralizzato, costruito su Polygon. Non vi si negoziano titoli finanziari, ma si punta sull’esito di eventi reali: elezioni, decisioni economiche, competizioni sportive, fatti di cronaca e persino consultazioni politiche italiane.

Lanciata nel 2020 durante la pandemia dall’allora ventiduenne Shayne Coplan, la piattaforma ha raggiunto una valutazione di circa 9 miliardi di dollari. A sostenerla c’è un gruppo eterogeneo di investitori che unisce figure di spicco della tecnologia e del mondo politico conservatore, tra cui Peter Thiel [a rieccolo…], Vitalik Buterin e Donald Trump Jr.

Nell’ultimo anno il sito ha smesso di essere un ritrovo per pochi appassionati crypto: è diventato un fenomeno di massa, con milioni di utenti. Alla base c’è il principio della “saggezza delle folle”, secondo cui un insieme ampio e variegato di persone può, in certi contesti, formulare previsioni più accurate di singoli esperti.

Proprio questa popolarità, però, sta trasformando Polymarket in qualcosa di più problematico: una sorta di enorme casinò dell’informazione, in grado non solo di registrare le aspettative collettive, ma potenzialmente di condizionarle. I mercati di previsione stanno evolvendo da semplici strumenti speculativi a meccanismi in grado di influire sul comportamento degli elettori, sui media e quindi sulla realtà che pretendono di misurare, alimentando dinamiche da profezia che si autoavvera.

Di recente la piattaforma ha inaugurato il suo primo spazio fisico a Washington DC, a poca distanza dalla Casa Bianca. Lo hanno chiamato “The Situation Room”, evocando la sala operativa presidenziale. In realtà si tratta di un locale pubblico: pareti tappezzate di schermi che mostrano le oscillazioni dei mercati in tempo reale, un mappamondo che indica la provenienza delle puntate e un bancone dove si servono drink a chi vuole “monitorare la situazione” tra una previsione e l’altra.

È la trasformazione definitiva della politica in intrattenimento finanziario: consulenti, addetti ai lavori e curiosi che brindano scommettendo sul prossimo sviluppo geopolitico.

L’espansione di questi mercati conferma la fusione sempre più stretta tra politica e logiche speculative. Il sistema trae profitto dall’incertezza: le commissioni su ogni operazione spingono a mantenere i mercati movimentati, anche sacrificando l’accuratezza informativa. Non stupisce che, secondo un’inchiesta del New York Times, i canali social di Polymarket rilascino spesso contenuti fuorvianti o infondati.

Il quadro complessivo suggerisce un punto di svolta: strumenti nati per misurare la realtà diventano così influenti da poterla modificare. Una frase su un giornale può muovere milioni, un reporter inconsapevole può incidere sulle dinamiche economiche, e manipolare una fonte o diffondere un deepfake può diventare una strategia per orientare i mercati.

Polymarket finisce così per riflettere lo spirito dell’epoca: un progressivo svuotamento del senso civico e della responsabilità collettiva, in linea con la critica di Mark Fisher alla desacralizzazione culturale prodotta dal capitalismo avanzato.

I prediction market sono destinati a consolidarsi e a crescere ulteriormente e su questo sì, si può scommettere serenamente.

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