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E’ stata la mano di Dio

Napoli, metà anni ’80. Fabio (F. Scotti) va al liceo classico ed è il terzo figlio di Saverio (T. Servillo) e Maria (T. Saponangelo); oltre ad avere un fratello e una sorella, intorno a lui gravita una famiglia allargata fatta di zii, nipoti e vicini di casa, piccolo mondo di personaggi grotteschi, surreali e forse un po’ pazzi (in particolare la zia Patrizia, interpretata da Luisa Ranieri). Sullo sfondo, l’ipotesi dell’acquisto di Maradona da parte del Napoli calcio.

Paolo Sorrentino, regista che ormai non ha bisogno di presentazioni, anche all’estero, scrive e dirige un film molto riuscito, che ha parecchi debiti autobiografici. Lo sguardo del protagonista coincide con quello del regista, in un omaggio appassionato a Napoli, ma anche a molti grandi del cinema italiano (si citano più o meno esplicitamente Fellini, Rosselini e Leone). Rispetto alle ultime sue pellicole, qui torna ad essere molto più lineare nel racconto, risultando molto più efficace. Una prima parte in cui si ride spesso, per la colorita galleria di umanità che la popola (da citare almeno la baronessa di Betti Pedrazzi, oltre ai contributi di Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo e Enzo Decaro); nella seconda la maturazione e l’introspezione prevalgono, le risate si mescolano alle lacrime. In definitiva una bella amalgama dove tutto funziona: il cast degli interpreti, la fotografia, l’uso delle musiche, la consueta abilità registica di Sorrentino.

Alla scorsa Mostra del cinema di Venezia ha vinto il Leone d’argento per la regia e il premio Mastroianni per il giovane Filippo Scotti. Prodotto da Netflix, disponibile dal 15 dicembre sulla piattaforma, ma (lasciatemelo dire) merita una visione sul grande schermo!

CC BY-NC-ND 4.0 E’ stata la mano di Dio by Collateralmente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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