Più o meno un cumulo di cose da buttare nell’indifferenziata.
Sembra ieri, eppure sono già passati vent’anni da quel primo, storico tweet di Jack Dorsey che dava il via a quella che sarebbe diventata una delle piazze virtuali più influenti del pianeta.
All’inizio l’idea era quasi banale: un sistema per scambiare brevi messaggi di testo, una sorta di “SMS di gruppo” dove la sintesi era tutto. Quei 140 caratteri originari hanno costretto intere generazioni a imparare l’arte della brevità, trasformando il modo in cui consumiamo le notizie.
L’epoca d’oro e il potere del “cinguettio”
Per molto tempo, Twitter è stato il posto dove le cose accadevano in tempo reale. È stato lo strumento delle rivoluzioni, dei grandi annunci politici e dei commenti in diretta ai grandi eventi, dai Mondiali di calcio alla notte degli Oscar. È lì che è nato l’uso degli hashtag, rendendo possibile seguire una conversazione globale semplicemente cliccando su una parola preceduta da un cancelletto.
Il grande cambiamento: l’era Musk
Negli ultimi anni l’aria è cambiata drasticamente. L’acquisizione da parte di Elon Musk ha segnato una rottura netta con il passato. Non è stato solo un cambio di nome, da Twitter alla misteriosa X, ma una vera e propria rivoluzione interna. Tra licenziamenti di massa, il nuovo sistema delle “spunte blu” a pagamento e una gestione dei contenuti decisamente più controversa, la piattaforma ha perso quel carattere istituzionale che la distingueva. In sintesi: X è un’immondezzaio pornofascistoide
Cosa resta oggi?
Arrivati a questo traguardo, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un bivio. Se da un lato X continua a essere un punto di riferimento per l’informazione immediata, dall’altro molti utenti storici e investitori hanno abbandonato la piattaforma [compreso, nel suo piccolo, il sottoscritto], cercando alternative meno trash.
Ho provato Threads a cui però manca quel qualcosa che aveva Twitter: diciamo che se Twitter andrebbe buttato nell’indifferenziata, Threads potrebbe essere buttato nell’organico, ecco.
Quanta nostalgia, ragazzi…
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