41° Torino Film Festival

Anche quest’anno è andata: ho visto 11 film, non quanti avrei voluto, ma va bene così. Ovviamente sono riuscito a mancare il vincitore, il film ucraino “La palisiada” di Philip Sotnychenko, ma speriamo arrivi nelle nostre sale, dopo la vittoria. Cominciamo da quelli che mi hanno convinto meno o per nulla: “Grace”, film russo on the road, con padre e figlia che vagano in paesaggi sterminati, parlando pochissmo, trionfo della tecnica, ma lentissimo e pesante. Acclamatissimo, vincitore del secondo premio e della menzione per la protagonista, “Le ravissement”: storia di un’ostetrica che sviluppa un’ossessione morbosa per il figlio neonato di un’amica. Sarà un mio limite, ma i film con questo tipo di personaggi squilibrati, mi urtano parecchio e finisce che non li apprezzo. Come anche “Il cielo brucia” (Orso d’Argento allo scorso festival di Berlino), che è uscito anche nelle sale italiane non mi ha detto un granchè. Invece “Arturo a los 30”, con il suo improbabile protagonista (che è anche regista del film e ha vinto il premio per il migliore attore) è una pellicola carina e si fa guardare.

Bello e triste “Solo” di Sophie Dupuis, ambientato nel mondo canadese delle drag queen. Come anche “Puan”, riflessione feroce e amara con protagonista un docente universitario di filosofia, a Buenos Aires, e sullo sfondo la crisi economica pesantissima. Ho visto un Takeshi Kitano che con “Kubi” ha fatto un racconto di cappa e spada, nel Giappone del 1500, con molto sangue e una latente vena omoerotica. Invece “You hurt my feeling”, commedia newyorkese delicata, che uscirà nelle sale italiane a febbraio è stato un piacevole diversivo, dopo tante storie impegnative.

Infine, e forse vi stupirò, tre film di animazione che ho adorato: “Linda veut de poulet”, esteticamente pazzesco e coraggioso; “Robot dreams”: l’amicizia tra un cane e un robot, nella New York degli anni ’80 (tanta disco music e non parlato!); infine il documentario “Pelikan blue”, la storia vera di un gruppo di amici ungheresi che dopo la caduta del muro di Berlino, trova il modo di falsificare i biglietti dei treni.

Zero Masterclass, zero selfie con personaggi celebri, ma è sempre un’esperienza splendida, non credo solo per me. Al prossimo anno!

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