The irishman

Usa, secondo dopoguerra. Frank Sheeran (R. De Niro) incontra per caso Russel Bufalino (J. Pesci): il primo guida camion, il secondo è uno dei boss mafiosi di Filadelfia. Da questo momento le vite dei due si intrecceranno, con Frank che diventa protetto e amico di Bufalino, scivolando sempre di più in affari criminali che comprendono anche l’omicidio. Bufalino è l’uomo che presenta a Frank Jimmy Hoffa (A. Pacino), carismatico capo dell’International Brotherood of Teamsters, potente sindacato degli autotrasportatori. I legami di Hoffa con la mafia erano noti, Bob Kennedy, quale ministro della giustizia sotto la presidenza del fratello, provò ripetutamente a incastrare Hoffa, che finalmente fu incarcerato nella seconda metà degli anni ’60, per poi essere graziato da Nixon. Il suo ritorno, coincide con una nuova lotta di potere per tornare al vertice del sindacato, che lo porterà a scomparire (venire ucciso, possiamo dire, anche se il corpo non fu mai trovato), nel 1975, perchè ormai troppo scomodo e inviso ai suoi alleati criminali.

Martin Scorsese, forse uno dei più grandi registi in circolazione, firma un affresco criminale incredibile, già a partire dalla durata: 3 ore e mezza. Si avvale di collaboratori tecnici di prim’ordine, di un cast splendido, il consueto uso funzionale della musica dell’epoca, la comprovata abilità registica. Il suo sguardo è malinconico: quest’epopea di una fetta della storia americana, dove crimine e politica si intrecciano indissolubilmente, in controluce porta con sè i temi cari al regista: perdono, redenzione, senso di colpa, espiazione, sete di potere, ambizione che tutto travolge. Non c’è speranza di assoluzione per nessuno, nemmeno per il vecchio Sheeran che racconta, ormai anziano e in una casa di riposo, la storia dal principio. C’è il sapore dell’ineluttabilità delle cose: Hoffa non aveva senso del limite, era destinato a schiantarsi. Gli altri non sono che marionette di un mondo crudele e immutabile. Non c’è la violenza esplicita di altri gangster movie di Scorsese, ma la rappresentazione pessimistica di un sistema, di un mondo.

Vertiginoso, ma da vedere. Dal 27 novembre su Netflix, preparate il divano e qualche spuntino.

 

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