Trieste, 2007. In città arriva Fredrika (S. Wendick), ragazza svedese che segue il padre trasferitosi per lavoro in Italia. Si iscrive in un istituto tecnico a prevalenza maschile e finisce in una classe di soli ragazzi, diventando immediatamente l’oggetto del desiderio, spesso becero e irrispettoso, della popolazione studentesca col cromosoma XY. Stringe amicizia con Antero (G. Covi), Pasini (P. Giustolisi) e Mitis (S. Volturno), benvoluta nel gruppo perchè disposta ad accettare le dinamiche ormai cementate del trio di ragazzi. In realtà, progressivamente, la sua presenza altererà gli equilibri di amicizia dei tre adolescenti.

Laura Samani, che aveva colpito in tanti col suo esordio nel lungometraggio (“Piccolo corpo”, 2001), dirige e co-sceneggia una storia che si ispira all’omonimo racconto di Giani Stuparich, del 1929. E’ una storia semplice, ma estremamente efficace nel ritratto dell’adolescenza che traccia: quel misto di contraddizioni, pulsioni, vitalismo, goffaggine, vigliaccheria, spensieratezza, rabbia e tristezza, che possono convivere e alternarsi in una sola persona, in quella fase della giovinezza.

Tutto funziona, in una vicenda leggera eppure autentica, raccontata in un incrocio linguistico che mescola l’inglese, l’italiano, lo svedese e il dialetto triestino. Ottima scelta della colonna sonora, molto azzeccate alcune scelte di regia (non starò qui a dire quali scene, ma non vi sfuggiranno!), ma il plauso principale va al quartetto di interpreti, composto da tutti esordienti, che colpisce per spontaneità genuina.

Presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2025, ha ottenuto menzioni in sezioni collaterali, tra cui il premio Orizzonti per il miglior attore a Giacomo Covi (complimenti meritatissimi). Non perdetelo, è una piccola perla di film!

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