In una zona del Marocco meridionale si sta svolgendo un rave party. Ci arrivano Luis (S. Lopez) e il figlioletto Esteban (B. Núñez Arjona), i quali sono in cerca della figlia grande dell’uomo e sorella del bambino. Quando i militari sgomberano la festa a cielo aperto, i due si aggregano al viaggio on the road di cinque francesi, un po’ freak, un po’ punk, che si muovono su due camion riadattati come case mobili. Destinazione: un altro rave, in mezzo al deserto, verso il confine con la Mauritania. Lungo il cammino, la situazione si farà sempre più complicata da affrontare.
Se lo spunto di partenza è già di per sè straniante, dopo la metà della narrazione la vicenda prende una piega da incubo allucinato, e non solo perchè i ravers francesi consumano varie sostanze lungo il viaggio. C’è la sensazione di un’attesa carica di tensione, di una minaccia incombente che arriva dall’esterno, quasi si fosse accerchiati da un nemico invisibile: facile evocare echi lontani che ricordano romanzi di Buzzati e Coetzee.
Óliver Laxe ha fatto un film che ha un fascino visivo e una dimensione acustica (musica elettronica), che sono ipnotici e inquietanti insieme. Premio della giuria al Festival di Cannes 2025, tra i produttori i fratelli Almodovar. Candidato ai Golden Globes come miglior film straniero.
La pellicola è di grande magnetismo e una notevole bellezza, ma è anche fonte di un disturbante turbamento. A voi la scelta e comunque meglio guardarlo nella versione originale e sottotitolata.
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