Nella vecchia casa dove sono vissute, in occasione del funerale della madre, le sorelle Nora (R. Reinsve) e Agnes (I. Ibsdotter Lilleaas) vedono arrivare il padre Gustav (S. Skarsgård). L’uomo, un regista, vorrebbe che Nora, attrice di teatro e serie tv, interpretasse il suo nuovo film; al rifiuto della donna, ancora rancorosa verso il genitore troppo assente in passato, Gustav decide di affidare la parte alla nota attrice Rachel Kemp (E. Fanning). Intanto ruggini, dissapori, affetto, frustrazione, tenerezza, ricordi malinconici, si mescolano insieme inevitabilmente.

Joachim Trier (per intenderci, quello de “La persona peggiore del mondo”) dirige e co-sceneggia, insieme a Eskil Vogt, un dramma da camera scandinavo, che evidentemente guarda al cinema di Ingmar Bergman. La dimensione psicologica prevale sugli elementi narrativi della storia: è un film in cui succede poco, quasi sempre con lentezza, a tratti eccessiva (per chi non ama la voce fuori campo). Però i non detti, i nodi irrisolti, l’amore e odio del rapporto padre figlia, sono più efficaci di mille parole. Epilogo catartico con una sequenza bellissima.

Gran premio speciale della giuria, al Festival di Cannes del 2025, “Sentimental value” ha raccolto 6 European Film Awards, 1 Golden Globe (su otto candidature) e 9 nomination agli Oscar, compreso il quartetto principale di interpreti, che è meraviglioso. Il resto degli elementi, dalla colonna sonora alla fotografia, passando per il montaggio, contribuisce al risultato finale.

Spaccato famigliare doloroso e raffreddato insieme, ma autentico. Meglio in lingua originale, se potete.

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