Man-su (Lee Byung-hun) lavora presso un’azienda cartiera da un quarto di secolo, dove è considerato un ottimo elemento. Ha una moglie di nome Mi-ri (Son Ye-jin), due figli, una bella casa, due cani. Cosa volere di più dalla vita? All’improvviso viene licenziato, perchè l’azienda viene comprata da americani che operano tagli di personale. In un attimo le spese diventano troppe: il mutuo, le bollette, il cibo per i cani, l’abbonamento a Netflix, le piante della sua serra.
Non è facile trovare un altro lavoro, soprattutto alla sua età, e il maggiore ostacolo sono gli altri pretendenti a un impiego. Man-su, frustrato e disperato, inizia a valutare di eliminare i suoi possibili concorrenti per il lavoro, perchè non vede alternative. Non essendo molto pratico, tuttavia, le cose non andranno in maniera molto lineare, mentre la polizia inizierà ad indagare.
Park Chan-wook (quello di “Old boy”, per intenderci) dirige una pellicola che è una parabola di grottesco e surreale, a tratti violenta, con spruzzate di umorismo nero. La storia non è nuova, si ispira al romanzo di Donald E. Westlake “The ax”, che era stato già portato sul grande schermo da Costa-Gavras, nel 2005, con il titolo “Il cacciatore di teste”.
Tutto funziona, a partire dalla regia, ma anche la resa degli interpreti, la fotografia, le musiche. Forse meritava di vincere alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, invece è tornato a casa mani vuote. In ogni caso, non perdetelo e buone visioni per il 2026!
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