Stanlio e Ollio

Nel 1953, dopo oltre 25 anni di carriera insieme e un centinaio di film, Stan Laurel (S. Coogan) e Oliver Hardy (J. C. Reilly), noti al mondo come Stanlio e Ollio, partono per una tournè nei teatri britannici. Non sono più dei giovanotti, ma lo smalto e il talento non sono perduti. C’è un film su Robin Hood in ballo, per il quale Stan scrive battute e immagina scene quotidianamente, da farsi a conclusione del tour. Raggiunti dalle loro mogli, continuano ad esibirsi, anche se la salute di Oliver, per tutti Babe, non è granitica e, a peggiorare la situazione, anche qualche ruggine irrisolta del passato tra i due attori.

Non era facile cimentarsi con un film biografico simile, dedicato a una delle più grandi coppie dello spettacolo comico, maestri come Chaplin e Keaton del genere slapstick (quella comicità non parlata quasi esclusivamente giocata sul linguaggio del corpo). Coogan e Reilly superano la prova a pieni voti, rimanendo credibili e dimostrando una capacità di mimesi non indifferente. Nei personaggi di contorno, da citare le due mogli dei divi, un po’ in ansia, un po’ bizzarre, a cui la sceneggiatura offre belle battute in diversi passaggi.

Di per sè resta una storia crepuscolare (forse con qualche lentezza narrativa), ma ricostruisce una vicenda poco conosciuta e parla di un tempo lontano e di un modo di far ridere, che forse oggi non si apprezza nemmeno più. La tournè fu comunque l’ultima esibizione del celebre duo. Hardy morirà nel 1957, Laurel nel 1965, ma ormai il mito era già indelebile.

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