Se sono io a prendere per mano il Re

Non leggevo un libro di Stephen King da più di venti anni, così quando poco tempo fa ho visto in libreria un titolo che mi pareva interessante per il tema stile ‘sopravvissuti a catastrofe infernale’, che mi piace tantotanto, l’ho acquistato.
Il titolo in questione è Cell, la trama è riassumibile così:  un misterioso impulso elettronico di origine sconosciuta, diramato attraverso i telefoni cellulari di tutto il mondo, penetra nella mente di chi sta telefonando con l’effetto di trasformare una buona fetta di popolazione mondiale in pazzi assassini. L’altra fetta dovrà sopravvivere.

Il punto non è il libro, per altro divertente: il punto è che dopo cinque righe ho pensato: “Eccolo qui, uguale a vent’anni fa”; stesso stile, stesse battute, stessa architettura narrativa. Attenzione, eh? Non lo dico in senso negativo: è stato come ritrovare un vecchio amico che non si vedeva da vent’anni e pensare: “Madài? Chi si rivede!”.
Lo dico con rispetto: King ha caratterizzato un buon periodo della mia vita di lettore.
A 17 anni pensavo che King fosse un Grande Scrittore perchè aveva quella capacità di prenderti per mano e dirti: “Dai, adesso ti porto in un posto un po’ buio, ma tienimi la mano e andrà tutto bene”.
Poi qualcuno mi ha fatto notare che era venuto il momento di leggere anche altro, e anche se ci ho messo un po’ per darle ragione a un certo punto l’ho fatto.
Così ho lasciato King e mi sono addentrato da solo in luoghi che a volte erano oscuri davvero, senza essere tenuto per mano da nessuno. Gente come Dostoevskij, Salinger, Hemingway, TolstojGolding, Littel o Steinbeck non ti prende per mano: ti indica una porta senza nemmeno guardarti in faccia. Poi sta a te.
Ho letto Cell col sorriso sulle labbra, sicuro del fatto che sarebbe finito com’è finito. E mi è piaciuto soprattutto perchè mentre leggevo, pensavo che King è rimasto King ma io non sono rimasto io: tenevo per mano il re e gli dicevo: “Dai, divertente questa cosa che avverrà tra 5 pagine”.
P.S. Spero si sia capito che Stephen King mi piace. Solo che adesso mi piace in un altro modo.
FacebooktwittermailFacebooktwittermailby feather

CC BY-NC-ND 4.0 Se sono io a prendere per mano il Re by CollateralMente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

One Comment

  1. Virginia Woolf diceva che il paradiso (con la "p"minuscola) sia leggere,leggere in continuazione.. Chi,poi,trova in certi libri o autori quello che hai descritto tu,bè forse quella persona non e`solo un lettore ma anche uno in grado di "accompagnare "altri. Credo esista un paradiso apposito per gli scrittori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.