Perché Bonding e Sex Education non hanno nulla a che fare con il sesso

Sì, lo so. Prima di affermare l’esistenza di un trend si dovrebbe aspettare di vedere almeno tre casi in linea con la presunta tendenza, ma per questa volta anticipo i tempi e mi permetto di sostenere che ho notato l’arrivo di un filone di serie tv che alludono nel titolo a un legame esplicito con il sesso, sviluppato poi nella storia secondo una prospettiva inaspettata. E non è una critica, al contrario. Per quanto Sex education e Bonding possano attirare l’attenzione proprio per il loro titolo senza (apparentemente) misteri, chi come me ha seguito le serie scoprirà che il vero focus è tutt’altro.  

Un passo indietro: di cosa stiamo parlando. Sex education è una serie britannica uscita su Netflix a gennaio e che racconta principalmente la storia di due ragazzi, Otis e la sua compagna di scuola Maeve, che decidono di mettersi in società per offrire consulenza sessuale a pagamento agli studenti della scuola. Grazie a questa esperienza entrambi i giovani scopriranno delle cose.

Bonding è una serie tv americana uscita ad aprile e racconta del sodalizio professionale fra la studentessa universitaria Tiff, che come secondo lavoro fa la mistress, e il suo amico gay Peter, cui chiede di farle da assistente. In poche e brevi puntate anche in questo caso i due scopriranno delle cose.

Senza avventurarmi nelle polemiche che la comunità bdsm ha espresso per le inesattezze contenute in Bonding o tralasciando il dubbio reale che Netflix marci sull’interesse scontato che ogni riferimento al sesso riesca a generare, al netto di tutto, la mia impressione su questi due prodotti è positiva. Perché il messagio che contengono è: il sesso è uno strumento di espressione emotiva, qualunque sia la sua forma. Non si tratta di performance, quanto piuttosto di relazione profonda prima di tutto con se stessi e poi con gli altri. Sesso libero qui non è sinonimo di pruriginosità, quanto piuttosto di capacità di leggere il proprio modo di essere con onestà, accettarlo e vivere meglio le relazioni con gli altri. Un concetto che ancora nel 2019 ha bisogno di essere ribadito. Soprattutto ai soggetti etero, che avvolti dalla sicurezza di una presunta normalità raramente si avventurano nell’analisi di questo aspetto della vita e raramente ne imparano a conoscere i meandri di personalità profonda accessibili.

Alcuni hanno lamentato che gli errori grossolani e superficiali nel rappresentare il mondo bdsm di Bonding possano indurne una lettura erronea nei giovani spettatori, così come il movente venale che porta i due protagonisti di Sex Education a offrire servizi di consulenza sessuale possa illudere i ragazzi sul binomio soldi-debolezze sessuali. Io trovo interessante invece che uno strumento pop come una serie tv provi a fare educazione sentimentale, quella che almeno qui in Italia non si impara a scuola e che viene sostituita dalla fruizione della pornografia, canale rispettabile ma dedicato alla rappresentazione di un aspetto molto preciso che non contempla il legame con la dimensione emotiva.

Sono curiosa di quando arriverà la terza serie tv che confermi la tendenza.

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