Come pattinatori sulle nostre vecchie orme

Forse è un po’ presto per definire ‘mania’ il mio crescente interesse per le connessioni ed il tempo, ma certamente posso dire di pensarci parecchio. Sarà l’età [spero di no perché sarebbe banale], o l’inquietudine dovuta al momento un po’ particolare che attraverso sempre verso la fine dell’anno, non lo so. Ma ci penso spesso e trovo riferimenti sparsi ma frequenti nelle mie frequentazioni letterario mediatiche [libri, film].

Ho visto due film molto controversi, stroncati dalla critica [e chissenefrega] e anche dal pubblico [vedi parentesi precedente] che mi hanno lasciato addosso una scia di pensieri sparsi che, poco a poco, sono entrati sottopelle.

Primo film: Cloud Atlas. L’ho visto cinque volte, e me lo tengo nella playlist di Netflix perché so che lo rivedrò ancora e ancora per via di sfumature che continuano ad affiorare ad ogni nuova visione. Parla di un gruppo di persone e delle loro storie che si dipanano nel corso del tempo, generazione dopo generazione. Sempre le stesse persone, intendo, sempre le stesse ‘anime’, per così dire, che si reincarnano inconsapevolmente.

Del tutto inconsapevolmente? Non si sa, ma alcuni personaggi evolvono, cambiano, mentre altri restano uguali; molto di questo film mi ha colpito, una scena alla volta, ma l’ultima volta una frase mi ha fatto pensare [e la prossima volta che lo vedrò immagino che a colpirmi sarà un altro particolare, chissà]:

Passiamo e ripassiamo sulle nostre vecchie orme come pattinatori artistici e proprio mentre leggevo un nuovo manoscritto un fortissimo déjà vu mi è penetrato nelle ossa! Ero già stato qui, un’altra vita fa.

Come pattinatori artistici sulle nostre vecchie orme.

Non ho la minima idea del perché questa suggestione, per altro vecchia come il mondo, mi abbia così impressionato. Però lo ha fatto, in qualche strano modo. In quel film c’è molto di quello che mi fa riflettere, ovvero il tempo e le connessioni. Tutto quanto è connesso, ogni cosa, e se c’è qualcosa di metafisico in cui credo è proprio questo. La connessione che esiste tra ogni cosa.

Lo stesso fatto che io sia così colpito da questo film, dai pensieri che ne nascono, da cosa è Realmente causato? I miei non sono mai stati religiosi, non ho ricevuto un’educazione particolarmente improntata alla fisolofia. Da dove arriva questo interesse? Da quando arriva?

L’altro film è Arrival, parla di linguaggio e tempo, di come la grammatica sia una forma di connessione tra pensiero e realtà, e di come le parole [il Verbo, no?] siano in grado di modificare fisicamente la realtà.

Cosa quest’ultima che non ha nulla di fantascientifico se ci pensate un attimo; prendete una coppia al ristorante: lui dice a lei che tra loro è finita, è innamorato di un’altra e andrà andranno a vivere insieme in un’altra città. Lei si mette a piangere, si alza, rompe un bicchiere in terra, gli dice che è uno stronzo, tutti si voltano, il cameriere arriva imbarazzato, lei lo spinge via e mentre se ne va in lacrime urta contro una persona.

Stessa coppia, lui dice che è innamorato di lei più che mai, che vuole rinnovare le promesse di matrimonio: prende dalla tasca della giacca un anello e glielo porge. Lei si commuove, sorride, lui si alza, le infila l’anello, si baciano, la gente intorno sorride.

La realtà fisica è diversa, non ci sono bicchieri rotti, camerieri preoccupati non attraverseranno la stanza, nessuno verrà urtato. Non è una situazione: è la realtà che ci circonda che muta.

Tutto perché vengono dette o non dette delle parole. Parole.

Non voglio arrivare da nessuna parte con questo: sono solo pensieri che mi si sono incuneati in testa e diventano voraci perché vogliono risposte e io non ne so niente. Ma studierò.

P.S. Involontariamente ho fatto un proposito per il 2018. Buono così.

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CC BY-NC-ND 4.0 Come pattinatori sulle nostre vecchie orme by CollateralMente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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