Nulla, solo la notte

Nulla, solo la notte e in una notte, perché una notte è la cornice naturale e perfetta per questo libro.

Un libro che in realtà è una sensazione, un’ombra che compare fin dalla prima pagina: comincia a farsi strada da subito, tu sai quello che succederà (o meglio, quello che è successo), lo senti sottopelle, eppure non vuoi crederci. L’ombra alla fine diventa buio, che avvolge tutto e toglie il fiato.
Un capitolo dopo l’altro il protagonista Arthur Maxley prende per mano il lettore e lo accompagna nei suoi incontri nell’arco di una giornata, alternando il presente ai ricordi che man mano scavano dentro un buco nero. Fuori c’è la frenesia di appuntamenti, feste, musica, alcol; dentro una solitudine incolmabile e un incontro con il padre (quasi un estraneo) che incombe, richiamando alla mente i fantasmi dell’infanzia.

Williams scrive con uno stile malinconico, dolce anche nei momenti più duri. Non ci sono spigoli, ma un flusso continuo che scorre lungo tutta la storia a cavallo tra un presente dissociato e un passato che non si può dire. La traduzione (di Stefano Tummolini) risulta particolarmente riuscita a partire dal titolo: il suono di quelle poche parole delinea la musicalità del testo e la virgola scandisce le pause e la lentezza che ne caratterizzeranno il ritmo. Read more

Metti in piazza la Cultura [ed altre considerazioni]

Da un po’ di tempo a questa parte mi chiedo in quali tempi stiamo vivendo, cercando di fare un parallelo con altre epoche. Me lo chiedo e me lo richiedo, ma non ne vengo a capo. Forse nessuna epoca è assimilabile ad un’altra, non lo so.

Mi viene però in mente la previsione di William Gibson, che con i suoi libri ha tratteggiato un futuro piuttosto cupo, una sorta di medio evo ipertecnologico dominato dalle corporazioni.

Forse è questa l’epoca in cui viviamo. Muri che si alzano, fenomeni da circo che diventano presidenti di potenze continentali, rabbia e paure che camminano a braccetto.

Il medio evo è stato un periodo piuttosto lungo incastrato tra i V e il XV secolo, durante il quale ne sono successe di ogni [mi perdoni chiunque si occupi in modo approfondito o professionale di Storia, perché la sto dicendo malissimo]; solitamente il solo appellarsi al medio evo sta a connotare qualcosa di oscuro, di becero o retrivo. Medio evo è sinonimo di brutto, insomma.

Non è così, però: non si passava il tempo a bruciare streghe e ad ammazzarsi per strada: perlomeno, non si passava tutto il tempo a compiere simili pratiche. Durante il medio evo arte e cultura sono stati il vessillo di una resistenza umana che mi piace immaginare come un fiume in piena che poi ha formato un mare immenso. Read more

80. Meglio farlo qui

Trenta anni fa il tuo compleanno è caduto a Pasqua.

19 Aprile.

Ricordo bene cosa dicesti [cosa piuttosto strana, però quella giornata me la ricordo bene]. “Eh, son 50. Ancora un po’ si va avanti ma io vecchio non mi ci vedo. Per dire, uno come me a 80 anni mica ci arriva”

E invece.

Ne hai 80, oggi.

Ti scrivo qui auguri che non leggerai, ma che sono quelli ‘miei’, quelli veri. Al telefono non ci sappiamo stare, è tutto bidimensionale, senza sostanza e con una forma sbilenca.

Di persona invece è tutto troppo tridimensionale, vivido, aguzzo e tagliente; si sentono ancora gli echi di quel rumore come di strappo, di lacerato.

Va bene qui, per me.

Auguri, Papà.

 

P.S. [Il film cui fa riferimento l’immagine ti piacerebbe. Il vecchio però non sei tu: sono io]