La battaglia dei sessi

Anno 1973: l’America è attraversata dall‘onda lunga del femminismo e il mondo del tennis è uno dei terreni di scontro. Le donne lamentano un trattamento di serie b, perchè mal pagate e discriminate, con la scusa che lo spettacolo sul campo da tennis lo offrono gli uomini, i più forti, eleganti e capaci di reggere la tensione agonistica. Billie Jean King (E. Stone) è una tennista all’apice della carriera, anticonformista, decisa, cocciuta e femminista. Bobby Riggs (S. Carrell) è un ex campione che si è ritirato, ha 55 anni, è un cialtrone, pallone gonfiato, maschilista e bullo, scommettitore seriale. Sarà lui a sfidare Billie Jean per 100mila dollari in una partita storica, ribattezzata “la battaglia dei sessi”, il 20 settembre del 1973. Perchè in palio c’è di più che un premio: c’è la possibilità di affermare un principio di uguaglianza, nell’America sessista degli anni ’70, che confinava ancora le donne nello sport a un ruolo di tappezzeria.

Jonathan Dayton e Valerie Faris, già registi di “Little miss sunshine”, girano un film che ha un’ottima rievocazione dell’epoca, tra musiche e ambienti, con una sceneggiatura che dosa bene i toni, ma soprattutto due ammirevoli protagonisti: forse l’odioso Riggs di Carrell è fin più bravo della determinata King della Stone. Chissà che non sia odore di nomination agli Oscar per entrambi…

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