Liberazione

Il posto del sale e delle sigarette

Pochi giorni fa ho avuto una conversazione che mi ha fatto tornare in mente un episodio che riguarda mio nonno. Non me lo raccontò lui, ma mia nonna: riguardava la guerra e mio nonno mi ha sempre parlato di tutto, trasmettendomi moltissimi importanti insegnamenti. Ma non mi ha mai parlato della guerra. Sorvolava, evitava, e io capivo o cercavo di farlo: per un bambino o un ragazzino i racconti di guerra sono irresistibili, quindi non era facile.

Mio nonno salava, tanto, e io forse ho preso da lui; mangio molto salato e naturalmente sì: lo so che fa male, l’ipertensione eccetera. Ma io mangio salato.

Un giorno mia nonna ebbe da ridire perché mio nonno aggiunse un sacco di sale a una pietanza, e fu una delle poche volte che lo vidi arrabbiarsi. Si arrabbiò al punto di alzarsi e andare nell’orto senza finire il pasto.

Io ero un ragazzino e probabilmente mia nonna vide il grande punto interrogativo che fluttuava sulla mia testa; si alzò, mi sorrise e mi disse di andare con lei. Camminando per la campagna e ci inoltrammo in un piccolo bosco, fino ad arrivare a una pietra che pareva fatta apposta per sedersi.

“Questo è il posto del sale e delle sigarette”, mi disse, e mi raccontò il perché.

Durante la guerra mancavano molte cose, l’umanità in primis, ma anche alcuni generi relativamente secondari tra cui le sigarette e il sale; mio nonno fumava e, appunto, salava molto; per anni fu costretto a fare a meno del gusto delle Nazionali senza filtro e del sale. Cercò di rimediare alla mancanza di fumo andando a raccogliere con gli amici le foglie delle querce che poi faceva essiccare per fumarle nella carta dei giornali vecchi. Per il sale però nulla da fare, lo potevano comprare solo i ricchi al mercato nero.

Perse due fratelli e il sorriso, e si dannò l’anima a furia di chiedersi il perché di tanto orrore, fino a quando i tedeschi se ne andarono e il piccolo borgo rimase sospeso nell’attesa di chi sarebbe arrivato.

Rimase per due giorni in punta alla collina con un binocolo in mano tenendo d’occhio la curva che portava al paese, fino a quando vide un carro armato e poi una piccola fila di camion e jeep. Americani.

Tornò a casa, disse a mia nonna che erano arrivati e andò nella piazza della chiesa ad aspettarli. Mia nonna era con lui, e lo guardava: non disse nulla fino a quando un americano gli sorrise e gli diede una stecca di Lucky Strike e una borsa con alcuni generi alimentari, tra cui un blocco di sale.

Gli disse ‘Thank You’, e si allontanò con la stecca di Lucky e un pezzo di sale grande come un pugno: mia nonna lo seguì con discrezione, fino al punto in cui c’era la grossa pietra. Lo vide sedersi, scartare delicatamente il pacchetto di sigarette e tenere con l’altra mano il blocco di sale.

Lo guardò per qualche tempo, poi tornò a casa.

“Faceva un tiro di cicca, poi sgranocchiava il sale. E piangeva”

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CC BY-NC-ND 4.0 Il posto del sale e delle sigarette by CollateralMente is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

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