Guida galattica per quarantenati…

… ma vale anche per quarantenni e, ovviamente, autostoppisti! Comunque tutti a casa sul divano, a qualunque latitudine.

Istruzioni per l’uso: è una selezione, assolutamente arbitraria e discutibile, di alcuni dei film (non elencherò serie, non mi sento in grado) che si trovano sulle principali piattaforme on line. Lo farò secondo il mio gusto e in maniera decisamente poco esaustiva, anche perché sarebbe abbastanza difficile o comunque ne uscirebbe un elenco spesso come le Pagine Gialle.

Comincio da Prime video, dove purtroppo a volte alcuni titoli sono disponibili temporaneamente o in versioni doppiate o non originali, e chi ama la lingua madre del film si attacca: ci trovate molto Tarantino (anche se in verità anche su Netflix c’è tanto di suo), uno dei registi che mette d’accordo, con uno stile tutto suo e che ormai fa genere a sè, generazioni di spettatori molto diverse. Xavier Dolan, dieci anni fa avremmo detto enfant prodige del cinema canadese, ormai lo possiamo considerare un autore affermato, conosciuto nel mondo per il suo sguardo particolare nell’affrontare spesso tematiche a sfondo omosessuale (su questo argomento c’è il bel “Weekend” di Andrew Haigh, solo in versione italiana e doppiato malamente). C’è la trilogia de “Il padrino” (tre capitoli: 1972, 1974 e 1990), pluripremiata saga della famiglia mafiosa Corleone, tratta dal romanzo di Mario Puzo e purtroppo qui in versione ridoppiata rispetto all’originale; ma anche la trilogia di Indiana Jones, il più famoso archeologo-avventuriero del cinema, creato dalla coppia Spielberg-Lucas e che ha il volto di Harrison Ford. A proposito di commedie, tanti film dedicati al ragionier Fantozzi, quasi tutta la filmografia di Carlo Verdone, ma io caldeggio vivamente “Perfetti sconosciuti”, di Paolo Genovese, se volete restare qualcosa di intelligente e divertente insieme. C’è molto Dario Argento (anche la versione recente di “Suspiria”, remake a firma Luca Guadagnino) e anche “L’esorcista”, per chi volesse rimanere in tema di horror: io, 50 anni dopo, lo trovo ancora inquietante! Potete cercare i film tratti dai romanzi di Leonardo Sciascia e troverete “A ciascuno il suo” e “Il giorno della civetta”, come pure i film (perchè ne ha fatti alcuni) di quel genio della pop art che fu Andy Warhol. Di Martin Scorsese trovate poco e nemmeno solo i titoli migliori, purtroppo. Di Michael Haneke qualche pellicola, ma sempre storie di inquietudini sadiche. Per chi volesse, si possono ripescare titoli di quel regista anomalo e talentuoso che fu John Cassavetes. Infine, in ordine sparso, titoli che sempre mi piace riguardare: “Lo squalo” (1975, purtroppo anche qui ridoppiato), “L.A. Confidential” (1997, un signor poliziesco nella Los Angeles degli anni ’50), il celebre “Fight Club” (1999), tratto dal romanzo cult di Chuck Palahniuk e “Il figlio di Saul”, uno dei film più brutali, eppure straordinario, sulla Shoah.

A proposito di Netflix: “Quel che resta del giorno”, James Ivory che traspone il romanzo omonimo del premio Nobel per la letteratura Kazuo Ishiguro, con Emma Thompson e Anthony Hopkins. “Il petroliere” di Paul Thomas Anderson, con uno straordinario D. Day-Lewis (che vinse l’Oscar); il recente “Call me by your name”, di Luca Guadagnino, di cui si è annunciato il seguito in questi giorni, sempre dal romanzo di Andrè Aciman; quel capolavoro di Stanley Kubrick che è “Arancia Meccanica”, il pluripremiato “American Beauty” (1999), con un grande Kevin Spacey. “Shame”, lo scandaloso film di McQueen con Michael Fassbender che fa l’erotomane; “Animali notturni”, seconda inquietante regia dello stilista Tom Ford; il malinconico “Storia di un matrimonio”, in lizza agli ultimi Oscar, con Adam Driver e Scarlett Johansson; “Dogman”, di Matteo Garrone, ispirato al celebre omicidio del canaro della Magliana; “Basta che funzioni” di Woody Allen (gli altri suoi titoli su Netflix sono quasi tutti trascurabili, soprattutto “To Rome with love”, una cagata pazzesca!, parafrasando una celebre battuta del cinema); “Whiplash” (2014), per gli appassionati di jazz, del regista Damien Chazelle, non ancora trionfatore per “La la Land”; “Le ali della libertà”, tratto da un racconto lungo di Stephen King, con Tim Robbins e Morgan Freeman, detenuti in un carcere negli anni ’50. “Quasi amici” (2011), l’irresistibile amicizia che nasce tra un bianco ricco e paralitico e un nero caciarone che gli fa da tuttofare (su Prime c’è il remake americano con Bryan Cranston nel ruolo che fu di Francois Cluzet). “Roma” di Alfonso Cuaron, anche se meriterebbe un maxi schermo e “Il discorso del Re”, con un Colin Firth da Oscar, nei panni del balbuziente re Giorgio VI. “Il buco”, visto in anteprima al TFF lo scorso autunno, incubo distopico e per stomaci forti. Infine, segnalo con piacere “Highwaymen”, una produzione Netflix con Kevin Costner e Woody Harrelson, nei panni dei due Texas Rangers che diedero la caccia ai banditi Bonnie e Clyde, all’inizio degli anni ’30.

Si potrebbe andare avanti, ma non ci sarebbe mai una fine. Segnalo che il genere western scarseggia abbastanza, ma per gli appassionati della materia (se non vi accontentate delle parodie-spaghetti), ricordo che “Il buono, il brutto e il cattivo” c’è integrale su Youtube.

Buona visione a tutti!

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