Guida galattica per quarantenati… parte II

Dal momento che si può formulare ancora qualche suggerimento e che, il tempo a disposizione per guardare film è ancora lungo, ecco la seconda parte della guida al cinema sulle piattaforme on line. Stesse regole della puntata precedente!

Per quanto riguarda Prime video: c’è molto Clint Eastwood, segnalo in particolare quello splendido dramma cupo che è “Mystic River” (2003), con cui Tim Robbins e Sean Penn guadagnarono un Oscar ciascuno. Poi “JFK” di Oliver Stone (1991), il monumentale racconto del processo per l’omicidio del presidente americano John F. Kennedy. Sul fronte italiano, “Mediterraneo” (1991), Oscar per il miglior film straniero, diretto da Gabriele Salvatores, lasciate perdere invece “Notti magiche” di Paolo Virzì (davvero terribile); c’è Nanni Moretti, con i bei titoli “Mia madre” (2015) e “Habemus Papam” (2011), anche se speriamo presto di poter rivedere il suo documentario sul colpo di stato in Cile del 1973 “Santiago, Italia” (2018); per chi ha voglia di tuffarsi in un racconto profondo, “La meglio gioventù” (2003), di M. T. Giordana, affresco corale dal secondo dopoguerra agli anni 2000 (in 4 capitoli), che gira intorno alle vicende di tre amici, nell’arco di 40 anni. Sul fronte del cinema di impegno civile, come si diceva un tempo, alcuni film con quell’attore strepitoso che è stato Gian Maria Volontè (1933-1994): “Uomini contro” (1970), di Francesco Rosi sulla prima guerra mondiale, “La classe operaia va in paradiso” (1972) di Elio Petri, racconto grottesco della catena di montaggio e della vita operaia, e “Sbatti il mostro in prima pagina” (1972), di Marco Bellocchio, ritratto nero del mondo dell’informazione. C’è molto Ken Loach, regista di storie operaie e con uno sguardo molto politico, di cui segnalo in particolare “Io, Daniel Black” (2016), “Sweet sixteen” (2002), scritti entrambi dal fido Paul Laverty, e “Terra e libertà” (1995), sulla guerra civile spagnola. Da vedere anche “Beautiful Boy” (2018), ispirato a una storia vera, con Steve Carrell che cerca di salvare il figlio adolescente Timothee Chalamet dal tunnel della droga. Infine due titoli recenti, da non assimilare superficialmente alla tematica lgbt, perchè molto più complessi: “Quando hai 17 anni” (2016), di Andrè Tèchinè e “Ti guardo” (2015), folgorante esordio alla regia di Lorenzo Vigas e Leone d’oro al Festival di Venezia.

Sul versante Netflix: un tuffo negli anni ’80 e nella leggerezza, con due film dello scalmanato Eddie Murphy (con la risata irresistibile del compianto Tonino Accolla, voce italiana di Homer Simpson), “Il principe cerca moglie” (1988) e “Beverly hills cop” (1984). Per gli amanti del horror-trash, “Dal tramonto all’alba” (1996), di Robert Rodriguez, storia on the road, dai risvolti vampireschi, scritta da Quentin Tarantino (anche in veste di attore, insieme a George Clooney). “Il lato positivo” (2012), commedia graffiante con Jennifer Lawrence e Bradley Cooper. Per il cinema italiano, almeno da citare “Perez” (2014), di Edoardo De Angelis, con un Luca Zingaretti avvocato napoletano di piccoli criminali; “Tutto quello che vuoi” (2017) di Francesco Bruni, con uno splendido Giuliano Montaldo (classe 1930!), anziano poeta malato di Alzheimer; “Sulla mia pelle” (2018) di Alessio Cremonini, che racconta la nota e tragica storia di Stefano Cucchi, morto per le conseguenze del pestaggio ricevuto in caserma dopo il suo arresto, per possesso di stupefacenti: un incredibile Alessandro Borghi a interpretarlo! (suggerimento: non guardatelo prima di andare a dormire); “Acab”(2012), di Stefano Sollima, racconto di un gruppo di poliziotti arruolati nei reparti antisommossa della polizia; “The place” (2017) di Paolo Genovese, tratto da una serie statunitense, la vicenda di un misterioso personaggio senza nome, che al tavolo di un bar incontra persone comuni che hanno problemi, promettendo di risolvere loro la situazione, ma a patto di uno scambio. E poi, “Lei” (2013), di Spike Jonze, originale vicenda di un uomo che si innamora di un’intelligenza artificiale con la voce di donna. Il sempreverde e attuale “The Truman Show” (1998) di Peter Weir, che rivelò il talento drammatico di Jim Carrey. Infine, per gli amanti dei classici, il capolavoro della fantascienza “Blade runner” (1982), di Ridley Scott e tratto da P. K. Dick (trovate anche il seguito, del 2017 a firma Dennis Villeneuve… non è suggestivo come il primo, ma ha un suo fascino).

E, nuovamente, buon divertimento!

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